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scritto da Amministratore   16/02/2018

Febbraio 2018



Il Mattino di Padova - Venerdì 2 febbraio
TENTATA RAPINA AL PARROCO, CONDANNATO A 40 MESI

PONTELONGO«Non avrei mai creduto di trovare tutta quella forza in me. Ho steso le gambe, stando seduto sul letto, e sono riuscito ad allontanare quel giovane che mi aveva puntato il coltello contro». Si è stupito di sé, don Mario Pinton, ricordando la rapina in canonica subìta nel cuore della notte nel gennaio 2016, quando era parroco di Borgo San Giovanni, a Chioggia. Ieri mattina in tribunale a Venezia, l'anziano sacerdote è stato sentito come parte offesa, ultimo atto del procedimento penale a carico di Anwar Moufadil, marocchino di 30 anni residente a Pontelongo. Alle 14, la sentenza: il giovane è stato condannato a 3 anni e 4 mesi per tentata rapina. Quando avrà espiato la pena l'uomo, attualmente in carcere, sarà espulso dal territorio italiano. I giudici hanno disposto anche il rinvio degli atti alla Procura per il reato di furto in abitazione. La pubblico ministero Laura Cameli aveva chiesto la condanna dell'imputato a 4 anni e 6 mesi. Il difensore di Moufadil, l'avvocato Roberto Rechichi, potrà impugnare la sentenza in appello.Don Mario Pinton ha ricostruito in aula quella nottata di terrore rispondendo alle domande di accusa, difesa e giudici. Era l'una. L'anziano sacerdote si era svegliato vedendo nella sua camera da letto una luce. Era quella usata dal malvivente per cercare qualcosa da rubare. «O mi dai i soldi o ti ammazzo», aveva detto Moufadil, puntando contro il parroco un coltello preso dal cassetto della cucina della canonica. «A quel punto avevo trovato non so dove la forza di reagire», ha raccontato don Pinton in aula. «Mi sono seduto sul letto, ho spinto quel ragazzo distendendo le gambe». E in effetti il parroco così facendo era riuscito ad allontanare il rapinatore che se n'era andato portando con sé quattro cellulari, di cui tre rotti, e un portaostie in bagno d'oro. «Sono rimasto turbato a letto, non ho chiamato subito la polizia», ha spiegato, ricordando che poco dopo aveva ricevuto una telefonata dalla polizia che chiedeva spiegazioni sulla sua auto. Don Pinton non si era accorto infatti che il giovane, prima di fuggire, aveva preso le chiavi della Fiat Punto lasciate al pianterreno della canonica. Il giovane se n'era andato proprio a bordo dell'utilitaria del prete. Salvo poi abbandonarla lungo la Romea, a Rosara di Codevigo. Un automobilista non aveva visto la Punto a bordo strada e l'aveva centrata. Qualche ora più tardi la polizia, intervenuta in seguito all'incidente, aveva fermato un extracomunitario che camminava lungo la Piovese con l'aria spaesata. Era Moufadil che con sé aveva i cellulari del prete e il portaostie. Don Pinton aveva sin da subito riconosciuto il ragazzo che aveva fatto irruzione in camera e anche ieri in aula ha ribadito la descrizione dell'aggressore: «Un ragazzo alto, magro, dall'inconfondibile andatura protesa in avanti». Dalla ricostruzione del fatto, confermata ieri in aula, è emerso che Moufadil fosse entrato in canonica alcune ore prima, approfittando del fatto che la porta era aperta. Poi aveva atteso che calasse la notte, prima stando nascosto in un magazzino della parrocchia, poi abbuffandosi in cucina, dove aveva trovato anche i cellulari e le chiavi della Punto. Quindi era salito in camera alla ricerca dei soldi. Non aveva fatto i conti con la reazione del parroco. Rubina Bon

 

Il Mattino di Padova - Giovedì 8 febbraio
RIFIUTI, IL CONTO STA PER ARRIVARE AI COMUNI

di Elena Livieri PIOVE DI SACCO Alla fine il conto arriva. Inizia ad arrivare. Nei giorni scorsi ai sindaci dei Comuni che facevano parte del Bacino obbligatorio per i rifiuti Padova 4, in liquidazione da quando con il Padova 3 (Bassa padovana) è stata data vita al Consorzio Padova Sud (non obbligatorio), è arrivata la convocazione per l'assemblea firmata dal commissario nominato dalla Regione, Paolo Campaci. La seduta chiama i sindaci di Agna, Anguillara, Arre, Arzergrande, Bagnoli, Bovolenta, Brugine, Candiana, Cartura, Codevigo, Conselve, Correzzola, Due Carrare, Legnaro, Maserà, Piove di Sacco, Polverara, Pontelongo, San Pietro Viminario, Sant'Angelo e Terrassa Padovana: appuntamento nel municipio di Conselve domani alle 17. «Gli argomenti oggetto di discussione» scrive il commissario, «verteranno sulla gravissima situazione finanziaria del Consorzio e sulle conseguenti decisioni potenzialmente impattanti sui bilanci comunali e sul piano di liquidazione». La situazione si prospetta intricata, tant'è che Campaci invita i sindaci a presentarsi con i rispettivi segretari comunali. «Questa assemblea è importante» sottolinea Lucia Pizzo, vicesindaco di Piove e presidente del Consiglio di bacino (l'ente obbligatorio che dovrebbe sostituirsi al Consorzio Padova Sud), «perché è il primo passo ufficiale per mettere ordine ai pasticci del passato. Il Bacino Padova 4, come il 3, è stato tenuto in vita dal 2012 in attesa dell'operatività del Consiglio di bacino. Si è continuato a occupare un ufficio e pagare una dipendente perché l'ex presidente e poi commissario Stefano Chinaglia non ha concretizzato la liquidazione per l'opposizione di alcuni sindaci. C'era un accordo con il Padova Sud in base al quale questo doveva pagare 0,45 euro per abitante a fronte dei 2,10 euro che riceve di royalties nelle bollette dei rifiuti, per il mantenimento di questa struttura, coprendo a fine anno l'eventuale differenza per chiudere il bilancio in pareggio. Il Padova Sud, tuttavia, ha versato solo in parte questi soldi e il Padova 4 ha accumulato debiti». Oggi, per poterlo liquidare, è necessario che quei debiti siano saldati. E i primi candidati a farlo sono i Comuni. Pagando di nuovo soldi già chiesti negli anni ai cittadini. La somma in questione non è altissima, qualcosa sopra i 100 mila euro. Ma è il meccanismo che sottende all'iniziativa del commissario Campaci che dovrebbe impensierire i sindaci. Perché dimostra che i debiti dei Consorzi, alla fine, ricadono sui bilanci comunali, come del resto già la Corte dei conti ha avuto modo di far presente ai primi cittadini del Consorzio Padova Sud. Consorzio che, al momento, è solo una scatola piena di debiti e nulla più. L'unica entrata, a fronte di zero attività, è quella delle citate royalties, circa mezzo milione l'anno. Soldi che dovrebbero essere destinati al funzionamento del nuovo Consiglio di bacino (unico previsto per legge) il cui funzionamento viene tenuto al palo dall'ostinata determinazione con cui i sindaci - con pochissime eccezioni - mantengono in vita il Padova Sud. Il motivo? Sanno che se chiude quest'ultimo, il suo debito di svariati milioni casca sui Comuni. Invece finché vive, si tiene stretta la concessione sul servizio rifiuti, quella che garantisce a Sesa, sua principale creditrice, incassi per oltre 20 milioni l'anno e la possibilità, dati gli ampi margini di guadagno, di scalare quel debito che, va ricordato, deriva dal folle accollo dei debiti di Padova Tre srl, poi fallita. E così pagano ancora i cittadini.

 

Il Mattino di Padova - Venerdì 9 febbraio
I SINDACI SI PRESENTANO MA IL COMMISSARIO NON C'È

di Alessandro Cesarato CONSELVE Il commissario che aveva convocato l'assemblea non c'è. Il motivo? Si è dimesso qualche ora prima. Colpo di scena, l'ennesimo, ieri pomeriggio in municipio dove solo qualche giorno fa era stata convocata da Paolo Campaci, commissario liquidatore dei Consorzi Padova 3 e 4, l'assemblea dei sindaci dei Comuni di Agna, Anguillara, Arre, Arzergrande, Bagnoli, Bovolenta, Brugine, Candiana, Cartura, Codevigo, Conselve, Correzzola, Due Carrare, Legnaro, Maserà, Piove di Sacco, Polverara, Pontelongo, San Pietro Viminario, Sant'Angelo e Terrassa Padovana. «Gli argomenti oggetto di discussione» scriveva proprio il commissario nella convocazione «verteranno sulla gravissima situazione finanziaria del Consorzio e sulle conseguenti decisioni potenzialmente impattanti sui bilanci comunali e sul piano di liquidazione».La questione è nota. Per potere definitivamente liquidare i vecchi Bacini è necessario prima saldare i debiti. In ballo ci sono poco più di 100 mila euro che, quota parte, dovrebbe però essere saldati direttamente dai Comuni. Si annunciava quindi una seduta infuocata e invece si è risolta in un nulla di fatto. Nessuno, a quanto pare, era stato avvisato da Venezia degli ultimi sviluppi. Arrivati puntuali e seduti al tavolo, i sindaci si sono trovati a fare i conti con il convitato di pietra. Il commissario Campaci era stato nominato, con delibera della Giunta regionale, alla fine dello scorso settembre e le sue funzioni sono poi state prorogate sino al prossimo giugno. Ha convocato l'assemblea nel pieno delle proprie funzioni, per poi inviare direttamente al presidente Zaia le proprie irrevocabili dimissioni. Un passo indietro che ha del clamoroso, sintomatico di una vicenda che è ben lontana dal vedere la luce al termine del tunnel.Alla fine è sbucata anche la lettera con le motivazioni, protocollata in Regione martedì scorso. «Le dimissioni» spiega Campaci a Zaia e all'assessore all'Ambiente Bottacin «sono motivate dal fatto che la situazione amministrativa rilevata nei due Consorzi, in particolare nel Consorzio di Bacino Padova 3, necessitano di competenze giuridiche specifiche per addivenire alla loro risoluzione. Lo scrivente non possiede le competenze richieste e, pur avvalendosi delle strutture regionali competenti, non sarebbe in grado di portare a termine l'incarico ricevuto». Per venirne a capo, insomma, servirà insomma qualcuno ancora più specializzato sul tema. I sindaci, all'unanimità, hanno già interpellato la Regione, chiedendo che sia nominato immediatamente un nuovo commissario. Immediatamente significa nel giro di qualche giorno. L'ultima volta c'è voluto quasi un anno.

 

Il Mattino di Padova - Martedì 13 febbraio
ADRIA-VENEZIA, DA AGOSTO LE CORSE SARANNO PIÙ VELOCI

di Alessandro Cesarato ARZERGRANDE Incontro "storico" ieri mattina in municipio dove, per la prima volta, si sono confrontati con Sistemi Territoriali, seduti allo stesso tavolo, tutti i sindaci della linea ferroviaria Adria-Venezia. Erano infatti presenti, oltre al sindaco Filippo Lazzarin che ha promosso il tavolo di lavoro, anche gli amministratori di Adria, Campagna Lupia, Campolongo Maggiore, Camponogara, Cavarzere, Cona, Mira, Piove di Sacco e Pontelongo. I problemi della linea della storica littorina sono cronici: ritardi continui, sovraffollamento nei vagoni nelle fasce orarie dei pendolari e degli studenti, corse annullate con il servizio sostitutivo su gomma limitato, attese ai passaggi a livello interminabili, sbarre che si bloccano. Poi ci sono altre questioni collaterali come i ripetuti furti di biciclette parcheggiate nelle stazioni e la mancanza in alcune fermate di adeguati parcheggi. A tutte le questioni ha cercato di dare risposta il direttore generale di Sistemi Territoriali Gian Michele Gambato. Per prima cosa ha fugato ogni dubbio sulle voci che parlerebbero di una possibile chiusura della Adria-Venezia. Sistemi Territoriali - ha spiegato - negli ultimi anni ha messo sul piatto 12 milioni di euro di investimenti finalizzati alla sicurezza della linea. Ad agosto dovrebbero terminare i lavori di consolidamento del binario. Questi permetteranno ai treni di aumentare la velocità di marcia dagli attuali 50 km/h a punte di 70 e 80 km/h e, di conseguenza, di recuperare un paio di minuti su ogni corsa in entrambi i sensi di marcia. Continuano anche gli investimenti sulla sicurezza della ottantina di passaggi a livello (pubblici e privati). Se i parcheggi sono di competenza della pianificazione urbanistica comunale, è invece in fase di studio la possibilità di creare un sistema di videosorveglianza nelle stazioni. Possibilista Gambato è stato anche sulla questione ritardi anche se, con il binario unico, esisterà sempre un percentuale fisiologica di intoppi. Al mattino per esempio, quando ci sono cinque treni contemporaneamente sulla rotaia, basta un leggero contrattempo per fare scivolare in avanti tutta la programmazione. Una soluzione potrebbe essere quella di eliminare una corsa e d'inserirne una "scolmatrice" per fare fronte al sovraffollamento dei vagoni negli orari dei pendolari.

 

Il Mattino di Padova - Mercoledì 14 febbraio
VENTI MESI AL PASTICCIERE PER VIOLENZA SESSUALE
di Cristina Genesin PONTELONGO Dai complimenti sempre più pesanti ai desideri non graditi sussurati all'orecchio («Sei bella... voglio fare all'amore con te») fino alle mani addosso. Vittima credibile (una commessa) e imputato condannato (il datore di lavoro). Il tribunale di Padova (presidente il giudice Nicoletta De Nardus) ha inflitto un anno e 8 mesi di carcere a Enzo Bozzato, classe 1957, titolare di una pasticceria a Pontelongo, accusato di violenza sessuale con abuso di prestazione d'opera. Concessa la sospensione condizionale della pena con il riconoscimento del fatto di minore gravità (difensore l'avvocato Giorgio Zecchin). La vittima (un'ex dipendente oggi 28enne costituita parte civile con l'avvocato Alberto Mazzucato) ha ottenuto 5. 300 euro di risarcimento per il danno subito oltre al saldo delle spese. Il pm Daniela Randolo aveva chiesto 2 anni e 4 mesi. «Ero nella cella-frigorifero del laboratorio per prendere della frutta. Ho avvertito una mano che mi toccava la parte posteriore... Mi sono voltata. E mi sono ritrovata con la lingua in bocca», così la ragazza aveva ricostruito in aula, il 7 novembre scorso, gli istanti dell'aggressione. Un'aggressione avvenuta il 30 aprile 2014 quando il titolare l'aveva raggiunta in quella cella-frigo: prima le aveva toccato il fondoschiena poi, approfittando del fatto che lei si era voltata di scatto per capire cosa stesse accadendo, l'aveva costretta a subire un bacio intimo in quel luogo che, di fatto, era una trappola. Dopo sei anni di lavoro nella ditta, la giovane era stata costretta a licenziarsi per non subire altri soprusi da parte del pasticciere, diventato molto insistente nei suoi confronti. Poi la scelta dolorosa di presentare denuncia. Non solo: colpita da ansia e insonnia a causa delle molestie, era stata costretta ad affrontare una terapia psicologica. E, al processo, la specialista Paola Baldo aveva confermato: nella paziente c'erano tutti i segni dello shock riconducibile a un trauma di natura sessuale. Non è stato ritenuto attendibile l'imputato che aveva raccontato come, nell'ora della - a suo dire - presunta aggressione, fosse in giro con un dipendente per fare delle consegne: il suo cellulare aveva agganciato le celle di Pontelongo vicine alla pasticceria. Inoltre una serie di sms tra Bozzato e un'altra collega della vittima (pure destinataria di attenzioni non gradite) avevano confermato che l'imputato "ci provava" pure con altre dipendenti.

 

Il Mattino di Padova - Giovedì 15 febbraio
NON UCCISE LA COMPAGNA, ASSOLTO EMILIO BERTIN
di Cristina Genesin PONTELONGO Non ha ucciso la sua donna. Non ha nessuna responsabilità penale Emilio Bertin, 61 anni di Pontelongo, per la morte della compagna Leticia Fanny Garces Franco, la 38enne dominicana, alle spalle un'esistenza travagliata e nel presente il vizio dell'alcol, trovata senza vita all'alba del 23 dicembre 2015 nell'appartamento in cui viveva con il fidanzato, un modesto alloggio in via Martiri di Belfiore 67. La sentenza pronunciata ieri dalla Corte d'assise di Padova non lascia spazio a dubbi: assolto per non aver commesso il fatto. Pienamente accolta la richiesta della difesa, gli avvocati Italo Begozzo e Mauro Zandolin. Sei anni e 8 mesi di carcere erano stati sollecitati dal pm Cristina Gava che, al termine dell'indagine, aveva contestato l'omicidio preterintenzionale. Insomma non la volontà di uccidere ma una morte provocata come conseguenza di un atto violento, un pestaggio. Tra 90 giorni le motivazioni dei giudici.La Corte ha ritenuto che Leticia Fanny non sia stata uccisa. I difensori Begozzo e Zandolin lo avevano ribadito nella loro arringa: tutte le testimonianze sentite in aula confermavano il rapporto amorevole di Emilio Bertin verso la sudamericana che, da nemmeno un anno, viveva con lui. Nessun litigio tra loro: le grida di lei erano udite quando si trovava da sola, mentre il convivente si recava in corriera a Padova per lavorare in un ristorante dal quale è stato licenziato in seguito al guaio giudiziario. Di più. I legali hanno rilevato che tanto la consulenza del medico legale della procura (il dottor Giovanni Cecchetto) quanto quella dell'esperto della difesa (il dottor Giovanni Ciraso) erano d'accordo su un punto nodale: le lesioni riscontrate sul corpo della donna - in particolare anche sul capo - erano state provocate da un contatto di bassa intensità. Si trattava di ematomi prodotti con scarsa forza il cui effetto mortale, in seguito a emorragia, era stato determinato da una patologia particolare. Il sangue della signora, infatti, faticava a coagulare. Di conseguenza, nessun litigio dall'esito mortale sarebbe mai avvenuto tra i due conviventi. Delusa la sorella della vittima che si era costituita parte civile con l'avvocato Carlo Covi e reclamava 200 mila euro di risarcimento: «Fortuna che doveva essere tutto in mano alla giustizia italiana».Il corpo senza vita della 38enne era stato trovato sul letto della camera da Emilio Bertin alle 7 del mattino, ma il decesso risaliva alla notte o alla serata precedente. Era stato l'uomo a chiamare i soccorsi: «La mia compagna è morta». Alcune lesioni sul volto avevano fatto nascere dei sospetti in quanto sembravano compatibili con ferite da corpo contundente.Invece, era tutta un'altra storia: probabilmente Leticia Fanny si era fatta male da sola. E la malattia l'ha portata alla morte.

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