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scritto da Amministratore   20/11/2017

Novembre 2017

 

Il Mattino di Padova - Mercoledì 1° novembre
CINQUE MESI IN CELLA, IL GIUDICE LO ASSOLVE
di Carlo Bellotto CORREZZOLA Cinque mesi di carcere e tre mesi di obbligo di dimora per nulla, visto che il collegio alla fine l'ha assolto per non aver commesso il fatto. Era ovviamente una pena detentiva quella che stava scontando Mustapha Es Sabery, un cittadino marocchino di 21 anni, clandestino in Italia, bracciante agricolo, difeso dall'avvocato Andrea Frank. Tutto inizia il 4 febbraio scorso quando P.M. viene rapinata a Concadalbero in via Giotto, frazione di Correzzola. Quella sera la cinquantenne, dopo aver chiuso il negozio, si stava dirigendo verso la sua auto parcheggiata nelle vicinanze. Una volta salita a bordo del veicolo era stata raggiunta da uno sconosciuto, vestito di scuro e con il volto parzialmente travisato da una sciarpa, che, dopo avere spalancato la portiera destra della macchina, le aveva afferrato la borsa che conteneva 1.500 euro, un telefono cellulare e assegni bancari. Presa dal panico, la tabaccaia aveva tentato di abbozzare una reazione, aggrappandosi con tutte le sue forze alla borsetta, ma l'aggressore, minacciandola di morte, l'aveva costretta a desistere. Poi era fuggito salendo su un'auto di colore chiaro parcheggiata poco lontano, al volante della quale c'era un complice. La donna viene sentita nell'immediatezza dei fatti dai carabinieri di Codevigo. Ricorda una striscia bianca nei pantaloni dell'uomo che l'ha aggredita, ma non l'ha visto in volto. Il paese è piccolo e i militari acquisiscono i filmati di un vicino supermercato, dove si notano 4 stranieri che acquistano dei wafer (una confezione viene pure sequestrata) e alcune birre. Uno di loro ha i pantaloni con una striscia bianca che la rapinata riconosce. Si tratta di Es Sabery, che l'altro giorno, alla lettura della sentenza, è scoppiato in lacrime. L'uomo compare anche in un video della tabaccheria. Finisce in carcere, ma poco dopo la misura viene affievolita e il giudice gli infligge l'obbligo di dimora a Pontelongo, dove vive in un garage. I carabinieri non lo trovano all'interno della struttura durante un controllo (per la difesa non c'era nemmeno la corrente elettrica e quindi l'indagato non si sarebbe accorto dei militari sull'uscio) e si decide per l'aggravio della misura. Finisce in cella il 2 giugno e vi rimane fino all'altro ieri quando il collegio giudicante decide che le prove a suo carico non sono tali da condannarlo. E lo assolve dall'accusa di rapina aggravata in concorso, con tante scuse. Con lui viene assolto pure Brahim Mazirt Nait, 46 anni, marocchino, pure lui difeso dall'avvocato Frank. Era accusato di essere il conducente della Focus nella quale era salito Es Sabery dopo aver rapinato la tabaccaia. Il pm aveva chiesto per Es Sabery la condanna a 4 anni e 6 mesi e per il complice 3 anni.

 

Il Mattino di Padova - Venerdì 3 novembre
MUORE IN STRADA PER MALORE

PONTELONGO È stato probabilmente un malore a stroncare ieri sera mentre passeggiava lungo via Stazione un uomo del posto. Il corpo è stato notato sul ciglio della carreggiata da un passante intorno alle 23: sono stati subito chiamati i soccorsi ma quando i sanitari del Suem sono giunti sul posto non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. A stretto giro in via Stazione sono arrivati anche i carabinieri: dai primi rilievi sarebbe escluso l'incidente. In un primo momento si era pensato che l'uomo potesse essere stato investito da un'auto.

 

Il Mattino di Padova - Sabato 4 novembre
VITA E MORTE DI MARSILIO, NEL 2013 L'ULTIMA RAPINA

di Alessandro Cesarato PONTELONGO Lo hanno trovato ancora in sella alla bicicletta, riverso sul ciglio della strada. È stato un improvviso malore a stroncare nella tarda serata di giovedì Lucio Marsilio, mentre stava percorrendo via Stazione. Aveva 48 anni. Nulla hanno potuto i sanitari del Suem accorsi sul posto su segnalazione di un passante che si è accorto dell'uomo a terra. Marsilio era tornato a vivere in paese da pochi mesi, dopo alcuni anni trascorsi in carcere. Nato e cresciuto a Pontelongo, lascia due fratelli più grandi che da tempo risiedono altrove. Una vita difficile e borderline la sua, con una fedina penale che parla da sola. È lunga la lista dei reati di cui si era macchiato: droga, rapine ed estorsioni. Nel maggio del 2004, quando aveva 35 anni e risiedeva in paese in via Villa del Bosco, fu arrestato, insieme a un paesano, per una rapina commessa a due passi da casa. Alle due di notte, con una pistola che poi risultò essere un giocatolo, minacciò e derubò due cittadine cinesi che con l'auto si erano fermate davanti al pub "La tana dei lupi" di via Borgo Botteghe. I carabinieri di Codevigo lo bloccarono dopo neanche mezz'ora, quando ancora in tasca aveva le chiavi dell'auto e un cellulare delle vittime. Nell'estate del 2009 Marsilio era stato invece individuato dai militari di Este come uno dei componenti del trio che assalì la filiale della banca Antonveneta di via XX Settembre a Solesino. Un colpo che fruttò 8 mila euro e durante il quale Marsilio faceva da palo dentro la bussola.I carabinieri arrivarono a lui controllando la rubrica telefonica di uno dei complici che lo aveva registrato con la dicitura "XXL", evidentemente per la sua robusta corporatura. Nella sua abitazione, ad incastrarlo inequivocabilmente, fu il ritrovamento delle scarpe e della maglietta indossati nel colpo e ben visibili nei filmati dell'impianto di videosorveglianza dell'istituto di credito preso di mira. Non gli bastò invece per rimanere anonimo travisarsi il volto con una calzamaglia nera quando, alla fine del 2013 rapinò in prima persona, in pieno pomeriggio, la filiale del Monte dei Paschi di via Roma a Candiana. Taglierino alla mano si fece consegnare dal direttore e dalle due impiegate che si trovavano nei locali circa tre mila euro. A tradirlo ancora una volta la sua corporatura e quel suo incedere sciancato. I carabinieri di Piove non ci misero molto a identificarlo e rintracciarlo a Berra di Cologna Ferrarese, dove intanto aveva spostato la residenza. Insieme al complice della rapina gestiva, a Jolanda di Savoia, un circolo trattoria e insieme utilizzavano l'auto utilizzata anche per il colpo. Per quel reato il tribunale di Padova lo condannò a tre anni di carcere.

 

Il Mattino di Padova - Mercoledì 8 novembre
MOLESTAVA LA DIPENDENTE, PASTICCIERE A PROCESSO

di Cristina Genesin PONTELONGO Prima qualche complimento. Poi apprezzamenti sempre più pesanti. Infine veri e propri desideri sussurrati all'orecchio: «Sei bella... voglio fare all'amore con te». Lui è Enzo Bozzato, classe 1957, titolare di una pasticceria a Pontelongo. Lei, classe 1990, è un'ex dipendente che aveva cercato di tagliare corto a ogni avance, diventata sempre più pressante. Un giorno il confine della sopportazione viene violato, almeno secondo il racconto della vittima: «Ero nella cella-frigorifero del laboratorio per prendere della frutta. Ho avvertito una mano che mi toccava la parte posteriore... Mi sono voltata. E mi sono ritrovata con la lingua in bocca». Ieri davanti al tribunale di Padova (presidente Nicoletta De Nardus) ogni dettaglio della vicenda è stato ricostruito dalla ragazza, costituita parte civile tutelata dall'avvocato Alberto Mazzucato. Sul banco degli imputati l'ex datore di lavoro (difeso dall'avvocato Giorgio Zecchin), finito sotto accusa per violenza sessuale aggravata in quanto commessa con abuso di prestazione d'opera. Erano sei anni che la giovane lavorava nel laboratorio-pasticceria. Bozzato, aria da galletto, era diventato più insistente. La sfiorava e poi rassicurava: «Attenta, non voglio toccarti il...». Infine più deciso: «Sei bella, voglio fare l'amore con te». «Non ho mai dato peso a quelle frasi» ha spiegato ai giudici la 26enne (compie gli anni a dicembre). Il 30 aprile 2014 cambia tutto: «Ero nella cella-frigo. Dovevo prendere della frutta per fare torte e paste. In laboratorio c'erano la moglie, la figlia e un'altra dipendente. Mi sono sentita toccare sulla parte posteriore. Mi sono voltata e mi ha baciato con la lingua. "No, non si può" ho detto. E lui non ha risposto. Quel pomeriggio abbiamo lavorato come se non fosse successo niente». L'indomani la ragazza aveva inviato un messaggio a un'altra giovane collega: «Mi ha confermato che le era successa la stessa cosa». Tuttavia quest'ultima aveva negato ai carabinieri che, invece, hanno recuperato gli sms. In uno di questi la collega scrive: «Ci ha provato anche con me». La 27enne ha confermato che non ce la faceva più a tornare al lavoro, colpita da ansia e insonnia a causa delle molestie che l'avevano costretta ad affrontare una terapia psicologica. Da qui le dimissioni per giusta causa con un certificato medico: solo un anno più tardi ha ritrovato lavoro in una gelateria. Sono state sentite pure la moglie, la figlia e una dipendente da 23 anni in servizio nella ditta artigianale. Quest'ultima ha cercato di minimizzare: «Il titolare? È un tipo scherzoso». Incalzata dal pm Daniela Randolo, ha replicato: «Avrà dato anche un bacio... filiale». La presidente De Nardus ha richiamato la testimone a raccontare i fatti, senza interpretazioni. Il 13 febbraio discussione, poi sentenza.

 

Il Mattino di Padova - Mercoledì 8 novembre
IN BREVE

PONTELONGO In mostra la sanità nella Grande Guerra. Sarà inaugurata questa sera la mostra "La sanità nella Grande Guerra". Appuntamento alle 20.45 per la prima visita alla rassegna ma anche per ascoltare la conferenza "Diario di una crocerossina" tenuta dalla storica Lisa Bregantin. (al.ce.)

 

Il Mattino di Padova - Sabato 11 novembre
MENO SOCIAL E PIÙ SENSO CIVICO

PIOVE DI SACCO I social rappresentano uno strumento importante in mano ai cittadini per segnalare gusti, criticità e problematiche alle pubbliche amministrazioni ma non possono diventare l'unico canale di comunicazione. La cittadinanza attiva dovrebbe infatti iniziare con piccole prese di responsabilità e azioni concrete e non limitarsi esclusivamente ad una tastiera. Un esempio concreto? L'altra sera c'è stato un guasto alla linea elettrica nella zona della Madonna delle Grazie. Su Facebook le segnalazioni si sono sprecate, con tanto di lamentele, ma nessuno ha pensato di chiamare il numero verde per segnalare il guasto alla società che gestisce il servizio. «Quando ho telefonato», racconta il sindaco Davide Gianella, «nonostante i numerosi post apparsi in rete, mi è stato detto che nessuno aveva chiamato. Dopo poco più di un'ora sono stato avvisato che l'impianto era stato riavviato». Il concetto che il sindaco vuole ribadire è di buon senso: «Se ci aiutiamo, i problemi si risolvono molto meglio. È importante darsi una mano e cercare ciascuno di fare la propria parte. La vera cittadinanza attiva passa anche attraverso questi piccoli gesti». La problematica è condivisa anche dai colleghi della Saccisica e va al di là di colori politici. «Sono un grande promotore dei social», dice Filippo Lazzarin, sindaco di Arzergrande «che ritengo molto utili se utilizzati correttamente. Spesso riceviamo segnalazioni alle quali tempestivamente cerchiamo di dare risposta. In determinati casi però risulta più efficiente un contatto diretto da parte del cittadino con chi fornisce il servizio».«Siamo in un'era tecnologica», constata da Codevigo Annunzio Belan, «dove il rapporto umano e la comunicazione diretta assumono un ruolo secondario. Le amministrazioni hanno attivato anche canali virtuali e ufficiali di comunicazione ma sembra che il social rimanga il mezzo preferito forse perché insieme alle segnalazioni permette di esprimere pubblicamente il disappunto e l'indignazione che di questi tempi va molto di moda».«È preoccupante», riflette invece Alice Bulgarello, sindaco di Polverara, «come spesso vengono vissuti i social. Se ci sono guasti che richiedono l'intervento di ditte specializzate è necessario attivarsi per segnalare il problema a chi di dovere e non affidare una frase a un social nella convinzione che tutti siamo lì a guardare. Se veramente un problema sta a cuore non è nella realtà virtuale che si risolve». «Ritengo», aggiunge il primo cittadino di Pontelongo, Fiorella Canova, «che il senso civico spesso venga a mancare. Sempre più spesso si pretende che qualsiasi problema sia risolto dalle istituzioni. Ogni cittadino dovrebbe contribuire al bene comune». (al.ce.)

 

Il Mattino di Padova - Martedì 14 novembre
CLIENTI RETICENTI ACCUSATI DAL PM DI FAVOREGGIAMENTO

PIOVE DI SACCO Era una "rete" mista italo-nordafricana specializzata nello spaccio di eroina, cocaina e hashish nel Piovese. Tra gli 11 italiani finiti nei guai (insieme a tre tunisini, una romena e una colombiana oltre a due marocchini), in sei rischiano grosso. Il motivo? Non hanno collaborato con gli investigatori, tacendo l'identità di chi li avrebbe riforniti di droga. Così il pm Benedetto Roberti ha contestato il favoreggiamento «per aver aiutato gli spacciatori a eludere le investigazioni dichiarando il falso quando sono stati sentiti come testimone». Si tratta di Mattia Zuin, 28 anni di Brugine (avvocato Massimo Malipiero); Stefano Bizzarro, 51 di Anguillara (avvocato Nicola Saccon); Stefano Bastianello, 28 di Pontelongo (avvocato Giorgio Zecchin); Manuel Chinello, 22 di Brugine (avvocato Alberto Toniato); Massimiliano Zagolin, 22 di Brugine (avvocato Paride Padula) e Stefano Convento, 53 di Piove di Sacco (avvocato Nicola Saccon). Tranne Zuin, hanno tutti chiesto di essere giudicati con rito alternativo (giudizio abbreviato o patteggiamento): saranno davanti al gup Domenica Gambardella l'1 dicembre. Con loro anche gli altri coimputati che hanno chiesto pure riti alternativi: i tunisini Khaled Baccouri, 33 anni di Brugine e Hassen Hbiri, 36 di Pontelongo (per entrambi l'avvocato Domenica Papalia) con Rachid Kamel, 33 (avvocato Leonardo Arnau); la colombiana Andrea Julieth Piloni, 24, compagna di Baccouri (avvocato Saccon); la romena Malina Anca Tarus, 24 di Padova (avvocato Luca Motta); gli italiani Simone Piaz, 29 di Vallada Agordina (avvocato Marco Cason); Enrico Crivellari, 48 anni di Piove di Sacco (avvocato Barbara Crivellari); Michael Moro, 29 di Brugine (avvocato Marco Miazzi); Federico Zecchin, 29 di Brugine (avvocato Saccon) e Riccardo Sturaro, 37 di Galzignano (avvocato Ruena Polato); i marocchini Amin Mallat, 33 e Abdellah Essami, 42 (avvocato Zecchin). (cri.gen.)

 

Il Mattino di Padova - Giovedì 16 novembre
IN BREVE

PONTELONGO La sanità militare. Continuano le conferenze storiche legate alla Grande Guerra al museo Gesta. Questa sera alle 20. 45 con Alberto Burato si affronterà il tema "La sanità militare al fronte tra ferite e malattie". Ingresso libero. (al.ce.)

 

Il Mattino di Padova - Sabato 18 novembre
I MEDICI FALASCO E ZERBINATI NOMINATI PRIMARI A PIOVE

PIOVE DI SACCO Due nuovi primari per l'ospedale "Immacolata Concezione". A seguito del concorso, sono stati nominati i due medici che andranno a rafforzare la squadra dell'Usl 6 Euganea. Gianclaudio Falasco sarà il nuovo direttore dell'Anestesia e Rianimazione, mentre Antonio Zerbinati dirigerà Chirurgia. Dopo la laurea a Padova, Gianclaudio Falasco, cinquantaseienne originario di Terranova di Pontelongo, si è specializzato in Anestesiologia e Rianimazione, nonché in Malattie dell'Apparato Respiratorio. Autore di molte pubblicazioni, si è occupato anche di attività formative e missioni umanitarie. Laureato in Medicina e specializzazione in Chirurgia Generale a Ferrara, Antonio Zerbinati, può vantare una grande esperienza nell'esercizio della chirurgia robotica mininvasiva e nel trattamento chirurgico della metastasi colo-rettale. Su questi temi, il quarantaquattrenne neo primario, è autore di numerosi contributi a livello nazionale e internazionale. «Si tratta di professionisti di prim'ordine» sottolinea il direttore generale Domenico Scibetta «che vanno a completare e rafforzare la squadra medica dell'Ospedale di Piove di Sacco. Entrambi prenderanno servizio entro dicembre». Alessandro Cesarato

 

Il Mattino di Padova - Sabato 18 novembre
CONFERMATE TUTTE LE STELLE PADOVANE

Confermato il terzetto di ristoranti padovani stellati. L'edizione 2018 della Guida Michelin ha premiato ancora una volta al top della classifica con tre stelle "Le Calandre" di Rubano. Il locale guidato da Massimiliano Alajmo (nella foto), il più giovane chef a conquistare le tre stelle Michelin, insieme al fratello Raffaele, mantiene la valutazione. Altra conferma per la famiglia Alajmo è la stella per "La Montecchia" del padre Erminio. E si tiene ben stretta la sua stella il giovane Piergiorgio Siviero del "Lazzaro 1915" di Pontelongo. (n.s.)

 

Il Mattino di Padova - Domenica 19 novembre
TRAGEDIA SULLA STRADA

di Alessandro Cesarato SANT'ANGELO DI PIOVETre storie spezzate in un attimo, in un disegno del destino che ha dell'assurdo. Ieri mattina, poco prima delle 4.30, tre persone hanno perso la vita in un tragico incidente stradale che si è consumato lungo il rettilineo della statale 516 Piovese a Vigorovea, al chilometro 14+800, nel tratto che sfiora la zona artigianale. Un tratto ampio, senza pericoli apparenti. I loro nomi sono Iole Bodo, Vincenzo Stara e Michael Adu. Tutti nel mese di settembre, anche questo uno scherzo del destino, avevano compiuto, nell'ordine, 37, 26 e 20 anni. La Volkswagen New Beetle condotta dalla donna, e che viaggiava in direzione di Padova, si è scontrata frontalmente con la Fiat Punto condotta da Stara che viaggiava insieme ad Adu. Sono tutti morti sul colpo. A nulla sono serviti i soccorsi giunti sul posto quando è arrivata la segnalazione. Per estrarre i corpi dagli abitacoli è stato necessario l'intervento dei vigili del fuoco. I due veicoli, a seguito dell'impatto, si sono trasformati in un groviglio di lamiere. Di certo la velocità di entrambi era sostenuta. Il tratto di strada è rimasto chiuso per gran parte della mattinata per permettere i rilievi dei carabinieri, il recupero dei mezzi e la pulizia dell'asfalto da una gigantesca macchia d'olio e carburante che ricopriva tutta la sede stradale. Il traffico è stato deviato, senza particolari disagi, all'interno della limitrofa zona artigianale. Le cause della tragedia sono ancora tutte al vaglio delle forze dell'ordine. Non si esclude nulla, dal colpo di sonno di uno dei conducenti, al malore, al guasto meccanico. Come le responsabilità, ancora tutte da definire. Iole Bodo stava tornado da una serata di lavoro al Suite 53 di Piove di Sacco. Era la sua prima serata di prova come barista. I due ragazzi, dopo avere riporto a Sant'Angelo di Piove di Sacco l'auto di una collega, stavano invece ritornando al Loft, il ristorante pizzeria dove lavoravano. Fa rabbrividire il fatto che entrambi i locali dove le tre vittime lavoravano si trovino a piani diversi dello stesso edificio, il complesso architettonico che si trova dietro al centro commerciale Piazzagrande. Storie che si sono sfiorate senza saperlo, per poi incrociarsi senza mai essersi conosciute.Michael, che in realtà non era di turno al lavoro, a fine serata era andato a fare visita ai colleghi e con loro aveva mangiato la pizza, intrattenendosi sino a tardi. Vicenzo, assunto da meno di un mese, aveva invece sfornato pizze tutta la serata. Quando una giovane collega poi ha fatto sapere di non sentirsi bene, i due si sono offerti di occuparsi di portarle a casa l'auto. Sono partiti senza più fare ritorno. Le salme sono state messe a disposizione dei familiari già nel pomeriggio di ieri. Non è stata disposta alcuna autopsia. Iole Bolo era nata a Cernusco sul Naviglio, nel Milanese. Viveva con il nuovo compagno in via XX Settembre a Saonara dove era molto conosciuta per avere gestito per diversi anni il bar vicino al municipio, nella piazza principale. Da poche settimane aveva ceduto l'attività per cercare una nuova occupazione che si conciliasse con la necessità di crescere due figlie piccole. Il compagno, non vedendola rientrare, le è andato incontro imbattendosi nella tragica scoperta. Michael Nyamekye era un ventenne pieno di entusiasmo di Pontelongo. Figlio di ghanesi integrati, dopo le scuole in paese e le superiori al "Marconi" di Cavarzere, ora studiava Ingegneria Meccanica a Padova. Presente in parrocchia e nell'associazionismo del paese, aveva un grande amore per il calcio che praticava ora a Corte di Piove di Sacco. Vincenzo Stara lavorava come pizzaiolo al Loft di Piove di Sacco da appena venti giorni e alloggiava a Sant'Angelo di Piove. Nato a Montevarchi, era cresciuto in Sardegna e aveva ancora la residenza ad Assemini, nel Cagliaritano. Anche lui lascia una bambina piccola. Sul luogo dell'incidente, nel pomeriggio di ieri, intanto è comparso un mazzo di fiori. Nei campi di calcio del Piovese, in memoria di Michael, prima delle partite di oggi sarà rispettato un minuto di silenzio.

 

Il Mattino di Padova - Domenica 19 novembre
IL PIZZAIOLO SARDO FINITO AL LOFT LASCIA UNA BAMBINA DI TRE ANNI

SANT'ANGELO DI PIOVE Un bravo ragazzo, serio e impegnato, che si era trasferito "nel continente" in cerca di fortuna. È il ritratto di Vincenzo Stara (nella foto), il ventiseienne cagliaritano rimasto ucciso venerdì notte in auto poco dopo le 4 lungo la Statale 516 all'altezza di Vigorovea. Un impatto frontale che non gli ha lasciato scampo. Con lui l'amico e collega Michael Adu, 20 anni di Pontelongo, anch'egli morto sul colpo. Morta anche la conducente dell'altra vettura Iole Bodo, 37 anni di Saonara. Vincenzo era nato a Montevarchi (Arezzo) ma aveva sempre vissuto ad Assemini in provincia di Cagliari. Una città che amava e che sentiva sua. Seguiva il calcio e tifava rossoblù: era uno degli "Sconvolts", fiero e orgoglioso di quei colori. Ma più di tutto Vincenzo amava la sua bambina che ha appena tre anni e alla quale nessuno è ancora riuscito a spiegare che il papà non c'è più. Da poco più di un mese Vincenzo aveva preso casa in via Verdi al civico 17 a Vigorovea. Viveva da solo. Lavorava come pizzaiolo al ristorante Loft di via Adige a Piove di Sacco. Un locale al quinto piano con vista panoramica che si trova nello stesso complesso del Point Hotel e del cocktail bar Suite53. Qui Vincenzo, Michael e altri colleghi, terminato il turno di lavoro al ristorante, si erano dati appuntamento. Erano da poco passare le 4 quando una collega ha confidato loro di non stare troppo bene e di non sentirsela quindi di guidare fino a casa a Vigorovea. I due, nonostante le resistenze della ragazza, avevano insistito per riportarle l'auto. Vincenzo abitava a due passi dall'amica e collega, la stessa che lo aveva aiutato a trovare casa. Quella strada l'aveva percorsa centinaia di volte. Michael ha preso la Lancia Y dell'amica e Vincenzo l'ha seguito a bordo della sua Fiat Punto. La giovane invece è rimasta nel locale. Parcheggiata l'auto della ragazza i due si sono rimessi in strada per tornare al bar. C'avrebbero messo appena cinque minuti. Sulla Piovese invece lo schianto. Gli amici, rimasti al locale, passata mezzora hanno iniziato a preoccuparsi e a cercare di contattare al cellulare i due. I telefoni però continuavano a suonare a vuoto. È allora che i colleghi si sono messi in auto per cercare gli amici. Una volta in Statale hanno visto i lampeggianti dei mezzi di soccorso e lì hanno capito. I genitori di Vincenzo sono stati informati dell'accaduto ieri in mattinata. Il papà Ireneo arriverà da Roma, dove lavora. La mamma dalla Sardegna. Martina Maniero

 

Il Mattino di Padova - Domenica 19 novembre
IL PONTELONGANO DI COLORE

PONTELONGO Aveva compiuto vent'anni a settembre. Era una vita piena quella di Michael Nyamekye Adu: studio, lavoro, sport, famiglia e tanti amici. Nato a Piove di Sacco da genitori ghanesi ben integrati, viveva ora con la mamma Mercj e la sorella di poco più giovane Valentina in una delle case popolari di via Martiri Belfiore. Ad avvisarle ieri mattina della tragedia sono stati i carabinieri che le hanno raggiunte, rispettivamente, al lavoro e a scuola. Pontelongo è sempre stato il suo paese, sin da quando ha iniziato a muovere i primi passi. Per lui colore della pelle e un nome "esotico" non sono mai stati un problema. Come ogni pontelongano doc ha frequento l'asilo e le scuole dell'obbligo alla "Galvan", lo storico istituto paritario della parrocchia. Dopo essersi diplomato all'Ipsia "Marconi" di Cavarzere stava ora frequentando a Padova la facoltà di Ingegneria Meccanica. Per non pesare troppo sulla famiglia da qualche mese aveva trovato lavoro come cameriere e aiuto pizzaiolo. Prima dell'estate aveva presentato anche la richiesta per la campagna dello zuccherificio. In paese era una figura molto presente, prima in parrocchia, poi nella Pro loco giovani. La sua grande passione era il calcio. Dopo tutta la trafila nel settore giovanile del Pontecorr e una comparsata con la squadra locale degli amatori, da quest'anno era stato tesserato nella squadra juoniores della Polisportiva Corte dove era già diventato un beniamino. "Parastinchi e via! " era il suo moto per dare coraggio ed entusiasmo a tutti, anche dopo brucianti sconfitte. Sconvolta dall'accaduto, la società ha chiesto il rinvio di tutte le partite in programma nel fine settimana. In paese "Adu" ha già lasciato un grande vuoto. «Michael» lo ricorda l'assessore Alessandro Barbierato, da sempre impegnato nell'animazione giovanile della parrocchia di Sant'Andrea «era un buono. È stato un animato e poi un animatore che si è fatto volere bene da tutti. Ricordo gli scherzi che gli facevo quando era piccolo e quando è cresciuto ha poi fatto a me. Ha frequentato l'Acr, partecipava ai campiscuola e al catechismo e poi si è impegnato come animatore del Grest. Durante un recital in parrocchia interpretò senza remore la parte di un immigrato che cercava lavoro per vivere dignitosamente. Chi come me l'ha conosciuto e frequentato, lo terrà sempre nella memoria come una splendida persona». In paese fervono i preparativi per la tradizionale fiera di Sant'Andrea e la Festa della Dolcezza. «La notizia ha turbato tutti gli amici della Pro loco» racconta il presidente Andrea Vettorato «che questa mattina si erano radunati per preparare le manifestazioni. Tutti vogliono ricordare la sua immagine sorridente che lo caratterizzava nei momenti trascorsi assieme durante le varie manifestazioni che vedevano Michael impegnato con grande entusiasmo, generosità e senso civico». Alessandro Cesarato

 

Il Mattino di Padova - Lunedì 20 novembre
PD, ISCRITTI DIMEZZATI IN SEI ANNI. IVIS CORRE VERSO LA SEGRETERIA

di Claudio Malfitano Tessere quasi dimezzate in sei anni e bilancio in rosso. Il prossimo segretario provinciale del Pd si troverà ad affrontare la difficile situazione del partito, che dal 2010 ha dovuto affrontare numerose difficoltà, non ultima la scissione dei "bersaniani". Ed è per invertire la rotta che i circoli stanno scegliendo un percorso di rinnovamento. Nei congressi, in corso in questi giorni in tutto il Padovano, il giovane Vittorio Ivis (26 anni, capogruppo dem a Monselice) è in netto vantaggio rispetto al rivale Federico Ossari (54 anni, già sindaco di Pontelongo e segretario provinciale tra il 2010 e il 2013). Ivis supera il 60% delle preferenze, anche se mancano ancora i congressi di molti circoli della città. Bilancio in rosso. Il confronto tra il bilancio del 2010 e quello dello scorso anno è un campanello d'allarme chiaro per i dem padovani. Il passivo di 65 mila euro è dovuto soprattutto a un debito pregresso ma ci sono diversi segnali negativi. La crisi sembra colpire due delle principali fonti di approvvigionamento del partito: il tesseramento e le feste dell'unità. Nel 2010 infatti gli iscritti al Pd in tutta la provincia euganea erano 4.303 (1.236 in città). Lo scorso anno invece il tesseramento si è chiuso a quota 2.563 (di cui 789 solo a Padova). Allo stesso modo le festa dell'unità sei anni fa portavano nelle casse del partito quasi 90 mila euro, lo scorso anno poco più di 35 mila. Sono diminuiti anche i contributi dagli amministratori (che versano una parte del loro stipendio al partito) pur avendo il Pd nel 2010 appena 3 parlamentari e 3 consiglieri regionali, mentre nel 2016 erano 8 i parlamentari e 2 i consiglieri regionali. I congressi in corso. È proprio la situazione del partito al centro dei dibattiti nei congressi dei circoli in corso in questi giorni. E il risultato, aggiornato a ieri, era di 350 voti per Ivis e 211 per Ossari. L'ex segretario ha conquistato il circolo più grosso della provincia, quello di Cadoneghe (62 a 31). Ma il giovane monselicense, in tandem con l'esperienza di "Punta in Alta" di Michela Lorenzato, ha vinto proprio in diversi circoli dell'Alta, che storicamente nel Pd rappresentano più l'identità dell'ex Margherita. Vale per Curtarolo (16 a 1 per Ivis), Carmignano (15 a 1), Trebaseleghe (13 a 0) e Piombino Dese (7 a 1). E ovviamente Ivis vince nella Bassa e nel Piovese: 31 a 2 a Monselice e 24 a 10 a Piove di Sacco. La scelta di rinnovamento. Mancano ancora molti congressi dei circoli in città, dove è più forte la componente orlandiana che pure sostiene Ivis. È stato premiato probabilmente lo sforzo di mantenere assieme tutte le componenti del partito: dai giovani di estrazione cattolica ai "turborenziani", all'area Martina di Andrea Micalizzi, fino appunto alla minoranza orlandiana rappresentata in città da Naccarato. Dall'altra parte invece Ossari forse paga l'essere già stato segretario provinciale, cosa che non è vissuta dagli iscritti dem come simbolo di rinnovamento. È infatti all'insegna delle facce giovani che pare caratterizzarsi il processo di cambiamento delle classi dirigenti del partito. Diversi gli esempi in provincia di segretari di circolo under30: da Jacopo Biasin eletto a Conselve, a Laura Trovò che da ieri ha preso in mano il circolo di Piove di Sacco, fino a Nicolò Ruffin che sostituisce proprio Vittorio Ivis alla guida del circolo di Monselice e ha "solo" 21 anni. Ci sono poi Laura Frigo (figlia di Franco), a 33 anni segretario a Cittadella, e in città altri tre under35: Fabio Intermite alla Guizza, Roberto Giaretta in centro e Fiorella Monsellato a Voltabarozzo. Oggi sono in programma i congressi di Boara, Galliera e Pontelongo. Poi via via tutti gli altri in settimana. Il prossimo weekend l'elezione del nuovo segretario.

 

Il Mattino di Padova - Lunedì 20 novembre
FIORI SUL LUOGO DELLA STRAGE; DOMANI L'ADDIO A MICHAEL

di Alessandro Cesarato SANT'ANGELO DI PIOVEIl giorno dopo è sempre il più difficile per chi resta perché si inizia a prendere consapevolezza di ciò che è realmente accaduto. Figli, genitori, amici, parenti: in tutti il vuoto è incolmabile. E' anche il giorno del cordoglio di comunità intere che si uniscono nel pianto e nel ricordo dopo la tragedia di sabato alle 4.30 a Vigorovea, sulla Statale 516 Piovese, dove 3 persone sono morte. Le vittime. Jole Bodo, 37enne di Saonara, tornava da una notte di lavoro al Suite 53 di Piove di Sacco, dove la barista aveva fatto la sua prima serata di prova. Era al volante della New Bettle che si è schiantata frontalmente con la Fiat Punto di Vincenzo Stara, che aveva al suo fianco Michael Adu. Stavano tornando al posto di lavoro dopo avere riportato a casa l'auto di una collega. Il primo, sardo, 26 anni, lavorava come pizzaiolo da meno di un mese al ristorante Loft di Piove di Sacco e alloggiava a Vigorovea. Michael, che viveva con mamma e sorella a Pontelongo, aveva invece appena vent'anni. Figlio di ghanesi, era studente di Ingegneria meccanica e da qualche mese si guadagnava qualcosa come cameriere nello stesso locale. Tutti sono morti sul colpo.Le indagini. I carabinieri stanno ricostruendo l'incidente, ancora poco chiaro. L'ipotesi più probabile è un colpo di sonno o il malore di uno dei due conducenti. Sui corpi non è stata comunque disposta l'autopsia. A raccontare le ultime ore dei due ragazzi è Sara, la titolare del Loft che con il marito Giovanni ha fatto il riconoscimento. «Avevamo finito relativamente presto e tutti insieme, con Michael che non era di turno e ci ha raggiunto a fine serata, abbiamo mangiato una pizza insieme. Vincenzo era felice perché gli era riuscita una pizza particolare che aveva imparato a fare in un recente corso. Il cellulare ha squillato mentre stavo stirando. I ragazzi preoccupati hanno parlato di un incidente. Con Giovanni ci siamo in strada e quando abbiamo visto i lampeggianti abbiamo capito».Il lutto. A Pontelongo si sta organizzando il funerale di Michael Adu, fissato per domani alle 15 nella chiesa di Sant'Andrea. Oggi alle 20 sarà invece recitato un rosario. La famiglia del ventenne ha autorizzato la donazione delle cornee. Sul luogo dell'incidente i fiori depositati sono tutti per lui. Più di qualcuno ha voluto lasciare un biglietto, un messaggio, un ricordo. Come i compagni di squadra della Polisportiva Corte che nel fine settimana, comprensibilmente, non se la sono sentita di giocare. In altri campi di calcio della Saccisica in suo ricordo, si è invece rispettato, prima del fischio di inizio, un minuto di silenzio. Sabato sera molti coetanei si sono ritrovati nel bar del paese per ricordarlo.I coetanei di Adu. Alcuni, nati nel 1997 come lui, pensano di preparare un cartellone con foto ricordo. Un'iniziativa analoga sarà portata avanti anche dagli animatori delle attività parrocchiali, a cui Michael aveva partecipato prima come animato e poi come animatore, che hanno aperto anche una colletta per sostenere la famiglia. Tanti amici sui social network hanno espresso tutta la loro tristezza per la perdita di un ragazzo che sapeva regalare positività ed energia a tutti. Qualità che si colgono senza dubbio nelle moltissime foto che lo ritraggono con un sorriso disarmante. Sara, la titolare del "Loft" lo ricorda con molto affetto. «Un ragazzo di un'educazione unica. Lavorava come cameriere di sala da giugno. Era perfettamente integrato e quando parlava in veneto mi faceva molto ridere. Abbiamo dovuto, con il magone al cuore, tenere aperto il locale e continuare a lavorare perché dobbiamo garantire il servizio all'albergo. Tra qualche giorno andrò a trovare la mamma di Michael: siamo pronti a fare la nostra parte per aiutare la famiglia concretamente».

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