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scritto da Amministratore   04/03/2010

TOPONOMASTICA di Pontelongo

 

di Adriano Comunian


Toponomastica è una parola formata dall'unione di due vocaboli di origine greca, e cioè topos che significa luogo, paese, contrada ecc., ed onomos che significa nome; quindi toponomastica è la disciplina che studia i nomi propri delle località.

Il primo nome di luogo a comparire nelle carte degli archivi pubblici è il nome di Pontelongo, menzionato in un documento dell' anno 1097 nel quale Cono da Calaone dona ai Monaci Cluniacensi di Candiana alcune proprietà situate nel territorio di PONTE LONGO, è evidente che tale nome venne attribuito a questa località per la presenza di un ponte che consentiva l'attraversamento del Bacchiglione.

Attorno al ponte andarono a insediarsi, col tempo, fabbricati urbani quali palazzi, abitazioni civili, attività economiche nell'agricoltura, nell' artigianato e commercio; inoltre vennero costruite chiese, cappelle per il servizio religioso degli abitanti.

 

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Porzione di una mappa del territorio padovano del XVII° secolo.
Si possono notare i toponimi riportati nell'articolo

 

La riva sinistra del fiume, che prese il nome di PONTELONGO DI QUA diviso a sua volta in PONTELONGO DI SOPRA verso S. Lorenzo, e PONTELONGO DI SOTTO verso la chiesa di S. Giovanni Battista (del secolo XIII) dipendente dalla chiesa di S. Martino di Piove di Sacco; sempre sulla riva sinistra a partire dal porto (circa di fronte a casa Furegon) fino a Terranova si formò una contrada rurale denominata RONCHI DI CA' TREVISAN con la chiesa campestre dedicata a S. Maria Maddalena (sec. XIV) dipendente dalla Parrocchia dì Arzergrande.

La riva destra del fiume prese il nome di PONTELONGO DI LA' con la Chiesa parrocchiale dedicata a S. Andrea Apostolo, dipendente dal Monastero di Candiana.

Infine, ancora sulla riva sinistra, ai confini con Codevigo e Correzzola si formò la contrada di TERRANOVA, con la chiesa dedicata a S. Geminiano (del 1217), la quale sarà divisa in due tronconi a causa del taglio della volta Silia fatto eseguire dal Governo del Lombardo-Veneto nel 1858.

Nel corso dei secoli le parrocchie di Pontelongo e Terranova sono cresciute ottenendo una completa autonomia, in particolare Pontelongo si è ingrandita con l'accorpamento della chiesa di S. Giovanni Battista e di S. Maria Maddalena concesso dalla Curia Diocesana di Padova.

Non esiste più memoria della chiesa di Ronchi, demolita per vetustà alla fine dell'ottocento, mentre la chiesa di S. Giovanni Battista è ricordata da molti pontelongani prima di essere abbattuta nel 1945 a seguito dei danni subiti con il bombardamento del 14 maggio 1944.

 

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Chiesa di San Giovanni Battista

 

Oltre ai toponimi sopradescritti, gli studiosi di storia locale Mons. Claudio Bellinati e dott. Paola Barbierato, hanno ricavato da documenti d'archivio numerosi nomi di località e di contrade, che, per lo più, non siamo in grado di collocare nel territorio e che sono quasi tutti scomparsi dall'uso comune.
Voglio citare le contrade: la VANEZZA, il DOSSO, i PESCI, I'ISOLA, VALBARUS, i ROVERELLO, i OLMl, RONCHO, contrada VADA FLUMESELLl, c. de la VOLTA DI CHOREZUOLA, c. de la LOVARA, c. de ARZERINI, c. del BICO, e del FORMIGARO, de la BRONBA, de CAPOFERO, de la FORNASA, ecc. ecc., usate per molti secoli fino alla caduta della Repubblica Serenissima di Venezia.

Queste denominazioni di località, note ai residenti e alle autorità hanno avuto grande importanza per favorire affari e mobilità alle popolazioni residenti.

Il nuovo governo, che aveva bisogno di ingenti risorse per mantenere l' esercito, i collegamenti stradali e le nuove strutture statali, decise subito di costituire un catasto moderno, passato alla storia come " Catasto Napoleonico" funzionale al censimento dei beni immobili sui quali applicare l'imposta.

Pure gli austriaci, subentrati ai francesi nel 1815 e rimasti nel Veneto fino al 1866, si attivarono per costituire un nuovo Catasto, denominato "Nuovo Censo Lombardo-Veneto".
Nel 1826 uscì il decreto che dettava norme per tutte le operazioni di misura e di stima; a Pontelongo le operazioni eseguite nel 1832-36, furono approvate nel 1845 con la pubblicazione di tutti i documenti catastali. Nelle mappe sono state riportate le particelle dei terreni e dei fabbricati, i corsi d'acqua, i ponti, le chiese e le strade.

Il nome di contrada usato per tanti secoli per indicare le località, fu sostituito dal nome strada che indica un tratto di terreno lastricato o sistemato in altri modi, che consente la comunicazione fra le località.

Le strade esistenti nel territorio di Pontelongo sono state denominate con termini elementari collegati ai corsi d'acqua (Bacchiglione, Paltana ) o ai Comuni contermini (Piove di Sacco, Candiana, Villa del Bosco ).
Questi nomi rimasero in vigore per tutto il secolo XIX°, e quindi anche dopo l' annessione del Veneto al Regno d' Italia ( 1866). Infatti l'elenco delle strade, approvato dalla Giunta Comunale del cav. Luigi Marinello nel 1873, riporta l'elenco delle strade esistenti uguale ai nomi scritti nel Catasto Austriaco.

 

SINISTRA BACCHIGLIONE

Passeremo in rassegna l'onomastica comunale utilizzata in quel secolo iniziando dalle strade situate alla SINISTRA del Bacchiglione:

 

1) Strada sinistra del Bacchiglione: è la più lunga di tutte e si snoda, quasi del tutto, lungo l'argine sinistro dal confine con Bovolenta al confine con Codevigo.

 

2) Strada detta del Porto: parte dall'argine sinistro vicino a casa Lunari e termina in corrispondenza della Schilla dove un ponte consente il collegamento con Campagnola.

 

3) Strada detta di S.Giovanni Battista: è un tratto breve (circa 100 metri) che parte dall'incrocio della strada arginale sinistra, ad est del Molino e arriva alla Chiesa di S.Giovanni. Oggi la stradina è intitolata a Galileo Galilei (allora non esisteva via dell'Indipendenza)

 

4) Strada detta di Piove: sempre dalla strada arginale sinistra in prossimità della pesa pubblica parte la strada che porta a Piove di Sacco, dopo aver attraversato la Schilla;

 

5) Strada detta "Persa": dalla strada arginale sinistra in prossimità delle case Valerin e Sanavia partiva la strada "Persa" per arrivare alla Schilla, dove un ponte comunale consentiva il collegamento con le vie Piosa e Vigna e con la chiesa di Arzergrande.

Non conosciamo perché sia stata denominata così, però conosciamo alcune vicende ad essa collegate.
Si deve tornare indietro di qualche secolo, quando il 28 maggio 1669 il Vescovo di Padova S. Gregorio Barbarigo, sollecitato da una petizione degli abitanti di Ronchi che volevano dipendere dalla Chiesa di Pontelongo e non da quella di Arzergrande, si recò in carrozza col Parroco di Arzergrande per rendersi conto della situazione. Purtroppo (o grazie) causa il fango la carrozza si impantanò, il Vescovo tornò indietro e il giorno seguente decretò l' annessione della chiesa di Ronchi di Cà Trevisan alla parrocchia di S.Andrea di Pontelongo.

 

T3
Strada 'Persa' oggi tra le case Valerin e Sanavia
( a destra degli alberi, si intravede il campanile di Arzergrande)

 

Nel 1873 la strada "Persa" ed il ponte sulla Schilla esistevano ancora, nonostante ormai fossero pochi gli abitanti che la usavano per recarsi ad Arzergrande.
Successivamente all' acquisto di quasi tutti i beni di Ronchi da parte del comm. Leone Da Zara, la parte terminale della strada "Persa" fu inglobata in una "chiusura" con annessa , casa, ora abitata dalla famiglia Cavalletto.

 

T4
Vecchia canonica, oggi della famiglia di Benito Zulian

 

Nello stesso periodo venne demolita la Chiesa di S. Maria Maddalena situata vicina a casa Pastò. Dei più antichi fabbricati di Ronchi rimangono la vecchia canonica, ora abitata dalla famlglia di Benito Zulian, ed il complesso edilizio di grande valore archìtettonico, di proprietà in passato dei Patrizi veneziani Trevisan e Contarini poi degli agricoltori Lovison ed ora del ristoratore Giovanni Ferrara, che sta provvedendo al restauro di questi fabbricati per riportarli antichi splendori.

 

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1974, Villa Trevisan-Contarini-Lovison (ora Ferrara) ancora con lo stemma
in basso, a sinistra, la signora Luison, penultima proprietaria.

 

DESTRA BACCHIGLIONE

Le strade situate sulla DESTRA del Bacchiglione erano le seguenti:

 

6) Strada alla destra del Bacchiglione: inizia dal confine con Bovolenta presso il cimitero, e arriva al confine con Correzzola, vicino alla Corte Benedettina.


7) Strada detta di Candiana: parte dall'incrocio con la strada arginale verso Bovolenta per giungere al confine con Candiana; questa strada, di antica origine in quanto legata alle vicende dei Monaci di Candiana, ha un tracciato irregolare e pieno di curve.


8) Strada detta di Villa del Bosco: inizia all'incrocio della strada" argine destro " presso la trattoria Miloso (ora Banca Antonveneta) per arrivare al confine con Villa del Bosco in prossimità del ponte sulla Paltana.


9) Strada detta della Paltana: inizia dal ponte sopra menzionato e porta al confine comunale verso Fossaragna.


10) Strada detta di Terranova: parte dal tronco abbandonato del Bacchiglione e porta al cimitero e alla chiesa di Terranova.


11) Strada detta delle Stradelle: inizia all'incrocio della strada di Villa del Bosco e arriva sino alla Boaria Fornaro (ora Rocca). Forse il nome Stradelle è stato dato per la presenza di numerose carreggiate interpoderali che conducevano alla strada Argine Destro e alle stradelle.


Si vuole ricordare che gran parte dei terreni di questa zona vennero venduti nel gennaio 1909 alla S.A.Sucrerie et Raffinerie de Pontelongo per la costruzione dello zuccherificio. In quegli anni il governo emise provvedimenti relativi alla tenuta dei registri Anagrafici, che dovevano riportare nei singoli atti la via e il numero civico assegnati ai residenti; pertanto il nome di strada sarà riportato solo per i lavori pubblici, mentre per tutti gli altri documenti si userà il termine VIA. Inoltre il 1° marzo 1886 entrava in vigore la legge detta "della perequazione dell' imposta fondiaria" che disponeva la realizzazione di un nuovo Catasto Generale per tutto il Regno d'Italia.

 

I Comuni dovevano collaborare con i tecnici del Catasto per delimitare i confini dei Comuni e delle proprietà e mettere a disposizione un proprio esperto, detto indicatore, per facilitare tutte le operazioni.

 

La Giunta Ostani rispettò tutti gli impegni e decise pure di separare il centro urbano dalle rispettive vie originali, dato che, in questa zona, era molto elevata la frammentazione della proprietà nonché dei terreni e dei fabbricati.

Pertanto l'antica strada arginale sinistra viene divisa in tre tronconi:
- a monte del fiume la strada prende il nome: Via Argine Sinistro Superiore, che va dalla Boaria Bettio fino al confine con Bovolenta;
- al centro partendo da palazzo Zatti fino alla pesa pubblica prende il nome di Via XX Settembre;
- a valle, partendo da casa Furegon fino al confine con Codevigo, prende il nome di Via Argine Sinistro Inferiore.

 

Analoga operazione viene eseguita sulla strada arginale destra che viene divisa in due parti:
- la prima prende il nome di Via Giuseppe Mazzini, che parte dal confine con Bovolenta per arrivare ai portoni dello zuccherificio;
- la seconda parte prende il nome di Via Argine Destro.

 

T6
1958 Veduta dell'argine destro verso Bovolenta,
in fondo, il granaron (magazzino di cereali)

 

Al numero uno di via Mazzini abitava il signor Campi Angelo, che era proprietario di un magazzino di cereali denominato Granaron; in seguito ceduto al Comune che lo adattò ad alloggi temporanei per i meno abbienti.
Ai numeri terminali di via Mazzini (65 e 69) abitavano alcune famiglie benestanti degli Azzalin (anche i bisnonni e nonni di Romano Azzalin) che avevano avuto in fitto aziende agricole da Leone da Zara, proprietario di ben 62 ettari di terreni. Una di queste abitazioni rurali (il civico n° 69) non è stata abbattuta come le altre, demolite per realizzare il piano urbanistico dello zuccherificio. La casa fu abitata, fino a poco tempo fa, dalle sorelle Fioravanti.

 

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Veduta dell'ultima casa rurale di via Mazzini
(un tempo civico n° 69) ora n° 7 di viale Zuccherificio
.

 

Nelle operazioni inerenti al Censimento Generale del 1900 si terrà conto nella 1a Sezione (centro storico) dei due nuovi nomi alle vie XX Settembre e Giuseppe Mazzini.

 

Via XX Settembre: in questa data (20 settembre del 1870) le forze armate italiane al comando del generale Cadorna, entrarono in Roma attraverso la breccia di Porta Pia, causando la fine del potere temporale della Chiesa, durato ben 15 secoli, l'annessione del Lazio e di Roma al Regno d'Italia a conclusione del processo unitario nazionale e il trasferimento della capitale da Firenze a Roma. Si è voluto così sottolineare; valori del Risorgimento Italiano che hanno consentito di raggiungere l'Unità d'Italia.
Una porzione di questa strada, e precisamente dalla pesa pubblica al ponte era di competenza della Provincia di Padova, perché facente parte della provinciale Padova-Adria.

 

Via Giuseppe Mazzini anche con questo nome si è inteso conservare le memorie del Risorgimento, di cui questo personaggio fu uno dei principali artefici. Giuseppe Mazzini (Genova 1805- Pisa 1872) intellettuale, pubblicista, patriota di fede repubblicana, profondamente religioso e credente in Dio, è stato cospiratore nella Carboneria prima e nella Giovane Italia poi, da lui fondata, più volte incarcerato condannato ed esiliato. Rientrava in Italia allo scoppio dei moti rivoluzionari, dove contribuiva alla formazione di governi repubblicani di breve durata. Si è meritato la stima generale del paese per l'onestà e la rettitudine e per la dedizione della sua vita alla causa dell'unità nazionale.

 

A Pontelongo negli anni successivi avvengono profonde trasformazioni dovute in parte agli interventi di carattere sociale della Giunta Ostani, ma soprattutto per l'insediamento nel 1908/1910 di una grande fabbrica, lo zuccherificio, che porterà novità e benessere in tutto il comprensorio del Piovese.
L'insediamento dello zuccherificio e di numerose abitazioni per i dipendenti avrà come conseguenza l'aumento del traffico, sia commerciale che per la popolazione residente, creando problemi alla nuova Giunta Azzalin, insediatasi nel 1914.

 

In via XX Settembre il traffico di carri divenne difficoltoso per la strettezza della sede, stradale che passava vicino al mulino; perciò il problema venne risolto con l'apertura di una nuova strada molto più larga, parallela alla via XX Settembre, sul tratto dalla farmacia alla pesa pubblica. A questa strada, costruita con l'aiuto finanziario della Provincia, venne dato il nome di Via Indipendenza, continuando a ricordare, in questo modo, il Risorgimento.

 

T8
Via Indipendenza con a sinistra la chiesetta di S. Giovanni Battista
e a destra i molini Camilotti (Anni '30)

 

Il maggiore sviluppo edilizio si verificò nel lato destro del Bacchiglione a sud-est del paese, dove divenne necessario assegnare i numeri civici ai nuovi fabbricati.

Venne nominata Via Zuccherificio il tratto di strada compreso tra l'incrocio di Via Villa del Bosco e lo sbocco (canale di derivazione dal Bacchiglione); questa strada era molto trafficata per l' accesso alla fabbrica e alle abitazioni dei dipendenti e venne pavimentata con un fondo di sabbia e macadam ricoperti di ciottoli di fiume, mentre il lato destro venne destinato a marciapiede con pavimentazione in cubetti di porfido, materiale usato anche per la viabilità interna alla fabbrica.

 

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Via Zuccherificio con l'entrata allo stabilimento (anni '50)

 

Altre abitazioni vennero costruite in due aree contigue a via Villa del Bosco, su terreni acquistati dalla Società ne1 1909; nella zona, alla prima laterale sinistra della via, sorsero case a schiera e qualche anno dopo anche il campo sportivo; questa nuova breve strada venne intitolata Giuseppe Garibaldi, sempre in linea con la tradizione risorgimentale.
Via Giuseppe Garibaldi (Nizza 1807 - Caprera 1882) è un personaggio popolare, un eroe nazionale affascinante e carismatico, marinaio e viaggiatore, disinteressato e generoso, un comandante combattente coraggioso. Chiamato anche "Eroe dei due Mondi" perché ha combattuto in America Latina per liberare gli oppressi dalla tirannia e in Italia per raggiungere l'unità nazionale.

Anche via Stradelle venne modificata in seguito alla costruzione dello zuccherificio e delle abitazioni per i dipendenti, con la conseguente scomparsa delle case coloniche e delle stradine di accesso presenti sul lato sinistro; pertanto perdeva di significato la denominazione di via Stradelle.

 

Venne sostituita dal toponimo Via Dante Alighieri, nome adoperato nel 1889 per costituire la Società Dante Alighieri con lo scopo di promuovere la cultura italiana, in Italia e nel mondo.

Dante Alighieri(Firenze 1265-Ravenna 1321 ), nato da famiglia guelfa di piccola nobiltà, prese parte alla vita politica fiorentina ricoprendo incarichi pubblici per conto della fazione dei Bianchi, i quali furono sconfitti dai rivali Neri. Subì processi con condanne al carcere, all'esilio, all'esclusione dai pubblici uffici ed infine alla morte. Ebbe allora inizio il doloroso vagabondaggio del poeta presso le corti dei principati italiani, mettendosi a loro servizio. Dante ha scritto numerosi trattati in latino ed in lingua volgare, scrivendo per lo più di argomenti politici, nonché di rime e poesie, raggiungendo la fama eterna con la Divina commedia, grande poema iniziato nel 130l e concluso poco prima di morire. La Divina Commedia è una specie di enciclopedia in versi, che tratta di scienze, storia, filosofia, teologia e politica che Dante descrisse nel viaggio attraverso i tre regni dell'oltretomba.

 

Altra modifica di onomastica interessò via Paltana, che venne dimezzata con l'intitolazione di Via Bò dal tratto compreso tra il ponte di via Candiana e il confine con Fossaragna.
Non conosciamo i motivi che hanno portato a questa scelta; possiamo solo fare qualche ipotesi.

 

T10
1935 - Aratura a fondo con un raro tiro a 5 (dieci animali),
che trascinavano il vomere dell'aratro

 

Veniva chiamato bue o bove il bovino maschio, castrato, utilizzato come animale da lavoro nei campi, per le sue qualità di forza, pazienza e resistenza; nelle nostre zone erano utilizzati bovini di razza Pugliese del Veneto, e in misura minore di razza Romagnola. I piccoli coltivatori preferivano allevare le vacche, perché oltre al lavoro fornivano un vitello all'anno e un po' di latte. In via Bò la più grande azienda (circa 100 campi) era di proprietà di Ubaldo Camilotti, ed era in grado di allevare 50 capi bovini. Si può affermare che dedicare una via al bue sia stato un riconoscimento della sua grande importanza economica per secoli nella gestione aziendale, infatti la meccanizzazione si diffonderà solo dopo i1 1950.

 

T11
Anni '30 - veduta da una cartolina di Piazza del Popolo e Piazza della Chiesa

 

Altro toponimo introdotto nel 1914 è la Piazza del Popolo, situata in destra del Bacchiglione, accanto al piazzale della Chiesa.
La piazza fu costruita nel 1914 sull'area delle demolite case con cortile ex proprietà Fornaro; al centro della piazza ne1 1921-22 sarà costruito il Monumento ai Caduti.
Nel corso dei lavori di pavimentazione eseguiti nel 1982 venne alla luce il pozzo di casa Fornaro, che la Giunta Martin ritenne opportuno conservarlo dotandolo di una grata di protezione. A levante e a ponente la piazza era delimitata da bassi muraglioni di sostegno per le rampe d'accesso ai beni del beneficio parrocchiale, demolito nel 1964 per la costruzione della nuova canonica, ed a quelli di proprietà Gallo, tuttora esistenti. A sud è delimitata da tre cancelli in ferro con quattro pilastri sormontati da statue.

 

Durante il ventennio fascista avvenne una sola modifica all'onomastica, indotta da una disposizione del Governo Mussolini, che obbligava i Comuni a intitolare una via del centro alla capitale d'ltalia, preferibilmente vicino al Municipio. Pontelongo si adeguò intitolando a Via Roma il tratto di strada, già Via XX Settembre, da casa Zatti alla Farmacia Paolucci, dove erano presenti edifici pubblici adibiti ai servizi ( Municipio, Scuole, Medico e Ostetrica, Poste).


Da quando è stata intitolata Via Roma utilizzando un tratto di Via XX Settembre per circa 20 anni la toponomastica non subirà alcuna variazione. Cessata la guerra 1940-45, che tante distruzioni ha provocato a Pontelongo, ha inizio la ricostruzione del territorio comunale creando nuove strade e nuovi alloggi, destinati ai sinistrati ed agli inquilini di abitazioni malsane; dagli anni 70 in poi l'espansione edilizia sarà soprattutto opera dell'iniziativa privata.

Pertanto la toponomastica subirà continue modifiche, integrazioni e sostituzioni. Non subiranno modifiche le Vie Porto, Roma, XX Settembre, Indipendenza, Mazzni, Candiana, Bò, Paltana, Villa del Bosco, Zuccherificio, Garibaldi, Dante e la Piazza del Popolo.

 

LE ALTRE VIE NON ELENCATE


Tutte le altre vie non comprese in questo elenco saranno descritte iniziando dal lato sinistro del fiume Bacchiglione.

 

- Via S. Lorenzo: inizia dalla corte Bettio e termina presso casa Bastianello al confine con il Comune di Bovolenta; il nome precedente era Via Argine Sinistro Superiore.
S. Lorenzo, prete, diacono e martire era l'amministratore dei beni della giovane comunità cristiana di Roma; di lui e di tanti altri martiri, come S. Valentino, non si conosce l'anno di nascita. Le guardie imperiali il 6 agosto 258 fecero irruzione presso il cimitero di S. Callisto, arrestando Papa Sisto Il e tanti diaconi tranne Lorenzo, il quale, riuscito a fuggire, ebbe il tempo di distribuire i beni dei cristiani ai poveri. Il 10 Agosto 258 fu preso e subito torturato, processato e martirizzato legandolo ad una graticola rovente. L'imperatore Costantino, diventato cristiano, nel 320 fece erigere in suo onore la Basilica di S. Lorenzo fuori le Mura.
La chiesetta di S. Lorenzo di Bovolenta, che fu costruita nel 1401 assieme ad un monastero di Monache, soppresso in epoca Napoleonica, subì gravi danni dall'alluvione 1882, per cui fu demolita e ricostruita un po' più a nord. Ora è sede di una piccola Parrocchia aggregata al vicariato di Pontelongo e da tempo manca il Parroco.

 

- Via Schilla: è la prima laterale di Via Roma, sulla quale si innesta partendo da Palazzo Ostani per giungere al ponte sulla Schilla di proprietà della famiglia Lovato.
La fossa Schilla delimita il confine nord di Pontelongo con i Comuni di Brugine, Piove di Sacco, Arzergrande e Codevigo.

 

- Vicolo Serravalle: è la seconda laterale di Via Roma, ed è una strada breve che inizia dalla Scuola Media e termina presso casa Belcaro. I1 nome Serravalle ricorda la famiglia ultima proprietaria di Palazzo Foscarini prima di essere ceduto al Comune di Pontelongo.
Raffaele Serravalle fu Abramo, nobile veneziano di origine ebrea, nel 1844 acquistò da Alessandro Gritti alcuni fabbricati e terreni già di proprietà Foscarini, ch e gli eredi Augusto e Cesare cedettero nel 1876 al Comune per farne la sede Municipale.

 

- Largo Cavalieri di Vittorio Veneto: è la piazza compresa tra il Palazzo Foscarini, la Barchessa Est e la Scuola del 1911, alla quale si accede da Via Roma e da Via Martiri di Belfiore.
Nel 1984 la nuova piazza, da poco terminata, fu così denominata su richiesta della Associazione Nazionale Combattenti e Reduci per onorare e ricordare gli ex-combattenti della guerra 1915-1918, dei quali oramai pochi erano i sopravvissuti. A questi reduci in occasione del 50° anniversario della Vittoria era stata conferita l'onorificenza del nuovo Ordine cavalleresco, appositamente legiferato dal Parlamento Italiano;

 

- Via Martiri di Belfiore: è la parallela di Via Roma e collega Largo Cavalieri Vittorio Ve neto con Via Indipendenza; è stata costruita nel 1950 per insediarvi nuovi blocchi di case popolari.
Il nome rievoca tragici avvenimenti risorgimentali, passati alla storia come i moti del 1851-1855. I patrioti cospiratori, quasi tutti seguaci di Mazzini, furono condannati dai tribunali austriaci a morte per impiccagione, eseguita nel carcere di Belfiore (Mantova); uno dei giustiziati più conosciuti fu il padovano Pier Fortunato Calvi.

 

- Via Bietigheim-Bissingen: è un breve tratto di strada parallelo a Via Martiri di Belfiore, alla quale si innesta sia in entrata che in uscita.
Bietigheim-Bissingen è una città del Baden-Wurttemberg, dove nel 1960 alcuni pontelongani erano emigrati per lavoro. Nel 1974 si è tenuto il primo incontro ufficiale tra Pontelongo e Bietigheim, instaurando un rapporto di amicizia, consolidatosi nel tempo mediante la costituzione della Associazione Kolping Familie con il compito principale di organizzare gli incontri fra le due comunità.

 

Via Guglielmo Marconi - laterale e parallela di Via Roma, inizia dalla barchessa Foscarini di levante e si immette in vicolo dell'Arco.
Guglielmo Marconi (Bologna 1874 Roma 1937) scienziato autodidatta, inventò il sistema di trasmissione della telegrafia senza fili, ottenendone nel 1896 il brevetto a Londra; nel 1901 effettuò il primo collegamento transatlantico fra l'Inghilterra e l'isola di Terranova (Canada), Premio Nobel ne11909, fu Presidente dell'Accademia d'Italia e del Consiglio Nazionale delle Ricerche e ottenne pure il titolo di Marchese.

 

Vicolo dell' Arco - breve tratto di strada collegata a Via Marconi e che dall'arco di via Roma presso la bottega Barbetta "Jache" conduce ai cortili delle famiglie Barbetta e Benvegnù.

 

Via Galileo Galilei - collega via XX Settembre con via Indipendenza e fino al 1954 si chiamava Via S. Giovanni.
Galileo Galilei (Pisa 1564Arcetri 1642) è stato un grande fisico, matematico e astronomo, che per 18 anni ha insegnato matematica all'Università di Padova dove la Repubblica Serenissima concedeva ampia libertà ai professori. Scrittore e scienziato, costruirà numerosi strumenti scientifici, il più noto è il cannocchiale telescopico col quale fece molte scoperte astronomiche, pubblicate nel libro "SIDEREUS NUNCIUS". Tornato in Toscana famoso per le sue scoperte, fu inquisito nel 1633 dal Sant' Uffizio che lo processò, lo costrinse ad abiurare alcune sue teorie e lo condannò al carcere perpetuo. Per l'età avanzata gli fu concesso di rimanere nella sua villa di Arcetri, dove mori ne1 1642.

Quartiere del Volo - Nel 1949 1a Giunta Toffano così denominò tutta l'area di via Indipendenza destinata ad edilizia economico-popolare, da assegnare alle famiglie rimaste senzatetto in seguito ai bombardamenti del 1944/45. Una porzione di quell' area era di pertinenza dell'antica Chiesa di S. Giovanni Battista, demolita nell' estate dei 1945 a causa dei danni subiti durante la guerra; la proprietà della chiesetta, che fu per secoli dei Foscarini, nel 1800 passò prima alla famiglia Zadra e poi ai Da Zara.
L'ultimo proprietario, il barone Leonino Da Zara, uomo appassionato di automobili ed aerei, utilizzò quasi tutto il patrimonio ereditato dal padre Dottor leone, per lo sviluppo dell'Aviazione Italiana.
A Pontelongo possedeva ancora qualche piccolo appezzamento in via Indipendenza che donò al Comune di Pontelongo. Affinché rimanesse memoria dei gesto munifico di Leonino, il nuovo insediamento edilizio di quell' area venne denominato Quartiere del Volo; purtroppo non fu posta alcuna targa ricordo, ma rimase nella memoria collettiva dei cittadini di Pontelongo.

 

In occasione de160° Anniversario dei primo bombardamento, la Giunta Franco ha collocato ai piedi della breve scalinata che portava alla chiesa di S. Giovanni (unico reperto rimasto del luogo originario) un cippo alto 1,70 che, nella facciata rivolta verso via Indipendenza, porta questa epigrafe:


 T12

IN MEMORIA DELLE VITTIME DEL 14 MAGGIO 1944 ILCOMUNE POSE 14 MAGGIO 2004

 

Via Stazione - parte dalla pesa pubblica dove si innesta alla fine di via XX Settembre, si congiunge poi alla strada regionale 516 e arriva fino al ponte della Schilla al confine con Piove di Sacco.
In passato era conosciuta come strada per Piove; dopo la costruzione della ferrovia e della relativa Stazione, entrò nell'uso comune il toponimo di via Stazione.

 

Via San Giovanni Battista - parte dal passaggio pedonale del Quartiere del Volo, incrocia via Gaspare Gozzi, continua a nord, girando poi verso ovest al limite della lottizzazione S. Nicolò (che ha urbanizzato i terreni della azienda agricola Azzalin) e tornando verso sud nuovamente verso via G. Gozzi.
Giovanni detto il" Battista " , da non confondere con Giovanni il discepolo prediletto di Gesù ed Evangelista, nacque da una coppia di anziani ebrei, il sacerdote Zaccaria e sua moglie Elisabetta. Secondo la versione dei Vangeli, Giovanni era un predicatore che conduceva un austero stile di vita, vestiva di pelli e digiunava spesso, girava lungo il Giordano per battezzare i peccatori mediante l'immersione nelle acque del fiume. Anche Gesù si fece battezzare da Giovanni, che predicava la penitenza. I suoi sermoni e le sue invettive colpirono anche i comportamenti del Tetrarca Erode, che lo fece incarcerare, e della sua protetta Erodiade.
Giovanni il Battista subì il martirio della decapitazione, ordinata da Erode per accontentare i desideri di vendetta di Erodiade.

Nella Chiesa di San Giovanni Battista era conservata una pala (un dipinto) raffigurante la Madonna con in braccio Gesù Bambino e i Santi Giovanni il Battista e il vescovo Nicolò, eseguita per lascito testamentario di Nicolò Foscarini (1529-1575). La tela, attribuita al pittore Palma il Giovane ( 1544-1628), poco prima della demolizione della Chiesa nel 1945 venne trasferita nella Chiesa Parrocchiale di Pontelongo e collocata, dopo il restauro, presso il fonte battesimale.

 

T13
La pala attribuita a Palma il Giovane della hiesa di San Giovanni Battista,
ora nella Chiesa Parrocchiale di Pontelongo

 

Via Gaspare Gozzi - È la strada perpendicolare a Via Stazione nel nuovo quartiere denominato lottizzazione S. Nicolò.
Gaspare Gozzi (Venezia 1713 - Padova 1786), scrittore e giornalista, si dedicò alla letteratura come mestiere per vivere e per provvedere ai bisogni di una numerosa famiglia. Le sue opere principali sono costituite da I Sermoni, Lettere Diverse, La Gazzetta Veneta, L'Osservatore.
A Pontelongo gli è stata dedicata una via in questa zona appartenuta per secoli alla Famiglia Foscarini, perché Gaspare era protetto, ospitato e aiutato economicamente dal Patrizio veneziano Marco Foscarini, (1696-1763) futuro Doge, che gli metteva a disposizione il palazzo per le vacanze estive; da qui egli scriveva lettere agli amici di Venezia e di Strà, molto interessanti per noi, in quanto si dilungava nella descrizione di come si viveva e cosa succedeva a Pontelongo negli anni attorno al 1755, come la nuova esperienza di Marco Foscarini con la lavorazione dei coralli.

Queste lettere sono state riportate dal nostro concittadino dottor Andrea Nante in appendice del suo libro "Villa Foscarini-Erizzo a Pontelongo", editrice La Galiverna, la cui lettura è consigliata a tutti noi pontelongani per conoscere un po' del nostro passato.

 

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Via S. Valentino - è la strada arginale che inizia dal ponte sulla strada statale e termina presso la casa di Massimo Mantoan. Si chiamava via argine Argine Sinistro Inferiore fino al 1961, quando venne sostituto col nome di S. Valentino, santo venerato da secoli nella contrada di Ronchi di Ca' Trevisan. San Valentino, sacerdote e martire, era Venuto a Roma per vivere il Cristianesimo accanto al papa Felice Primo; di cui divenne un fedele collaboratore. Convocato dall'imperatore Claudio il Gotico, che desiderava conoscerlo sperando che abiurasse il cristianesimo, Valentino con Coraggio invitò Claudio ad abbandonare il culto degli dei romani. Per tale ragione fu incarcerato, percosso, flagellato e condannato a morte per decapitazione, eseguita il 14 febbraio 270 a mezzo miglio da Roma sulla via Flaminia. San Valentino è invocato come protettore dei poveri, come medico dagli ammalati (ed in particolare degli epilettici) e consolatore dei carcerati; in epoca moderna è diventato simbolo degli innamorati.

Sappiamo dalla tradizione orale che il giorno di San Valentino gli abitanti della contrada portavano i bambini alla chiesa di Ronchi di Ca' Trevisan per ricevere la chiavetta e la benedizione con la reliquia del Santo.
La chiesetta, dedicata a S Maria Maddalena, costruita nei secolo XIV dai nobili Trevisan, passò più volte di proprietà ai Contarini, agli Erizzo, agli Zadra ed infine al Da Zara che la chiusero al culto nel 1873 e la demolirono nel 1883.

 

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Reliquario di S.Valentino conservato nella Chiesa Parrocchiale

 

Alcuni arredi sacri, quadri e campane furono acquistati dalla Parrocchia di Pontelongo fra questi le tele del Crocefisso e di santa Maria Maddalena e la reliquia del santo, che ora si trova nella nostra chiesa di S Andrea; la reliquia è costituita da un frammento di osso, contenuto in una teca metallica argentata di forma ovale e protetta anteriormente da un cristallo e posteriormente da un velo di filo di seta.

 

Via Terranova Sinistra - è la strada arginale di continuazione di via S. Valentino e parte da casa Santin-Tamborin per giungere alla casa di Guido Pastò al confine con Castelcarro di Codevigo. La frazione di Terranova era tutta sul lato sinistro del Bacchiglione fino al 1858, quando in seguito agli interventi idraulici dei Governo Austriaco una porzione di territorio comprendente Chiesa, Scuola e Cimitero, rimase isolata sul lato destro, per il taglio diretto della curva degli argini dei fiume. Per l'attraversamento del fiume il Comune di Pontelongo istituì un passo a barca, sostituito nel 1911 da una passerella pedonale-ciclabile, che funzionò sino al 2002. Attualmente è stata costruita una nuova passerella più solida e più sicura, dedicata a Leone Falasco, rappresentante di Terranova nel Consiglio Comunale per molti anni. All'inizio del ponte sul lato destro del fiume la targa porta questa dicitura:

A perenne ricordo di LEONE FALASCO Amministratore comunale animato da autentico spirito di servizio L'Amministrazione Comunale di Pontelongo Dedica- Questa nuova opera Pontelongo 24 -11-2002

 

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La passerella di Terranova, nella testata di destra la targa dedicata a Leone Falasco

 

Via Paletto - è la prima diramazione verso nord di via Terranova Sinistra, di fronte alla passerella, parte da casa Spinello Giovanni per giungere alla casa di Sorella Amedeo al confine con il comune di Codevigo. Non si conoscono i motivi che hanno indotto ad attribuire il nome a via Paletto.

 

Via Peverini - è la seconda laterale di Via Terranova sinistra e parte da casa Sollettin per giungere a casa Warit al confine col comune di Codevigo. Il toponimo Ca' Peverini si trova sulla mappa del Catasto e dell'I.G.M. del comune di Codevigo e confina con Pontelongo e probabilmente si riferisce al nome di una famiglia ivi residente all'epoca dei rilievi cartografici.

La descrizione delle vie situate sul lato sinistro dei fiume Bacchiglione è stata completata con la puntata n. 9; ora inizia l'analisi delle vie poste sul lato destro, tralasciando quelle esaminate in precedenza e rimaste invariate.

 

Via Isola Terranova: parte dalla Chiesa parrocchiale di S. Geminiano per giungere a casa Bressan, includendovi anche alcune abitazioni con accesso da via Fratelli Perini di Correzzola.
Prima del 1856/58 Terranova si trovava tutta sul lato sinistro del fiume, che formava una grande curva detta Volta Zilia che il governo Austriaco raddrizzo con un taglio netto, lasciando Chiesa, Scuola e Cimitero sul lato destro, al quale si accedeva con un passo a barche; nel 1913 sarà costruita una passerella in ferro, consentendo i collegamenti con le due porzioni di Terranova.


Via Frassine: è la strada provinciale che dalla località "Sasso"conduce al centro di Correzzola, così denominata dall'albero del frassino, colà largamente presente come attestano documenti del XV secolo. A questa via accede una abitazione di Pontelongo situata dopo il passaggio a livello, di fronte alla fattoria S.Arnaldo; situazioni simili con confini contorti esistono nelle altre vie confinanti con i Comuni di Candiana e Correzzola (Paltana, Bò, Candiana, Villa del Bosco)

 

Via Correzzola: si chiamava prima del 1961 via Argine destro inferiore, inizia da casa Minelle In località "sbocco" per giungere poi lungo l'argine presso la casa Lazzarin-Rossi e la Chiesa di Terranova. Questa via è la continuazione di via Zuccherificio e si innesta anche nella via Fratelli Perìni, che conduce al centro di Correzzola.

 

Vicolo Giuseppe Di Vittorio: è la prima laterale di via Zuccherificio, e si innesta dopo il sottopasso ferroviario, continuando a ridosso della linea ferroviaria Mestre-Adria terminando all'abitazione di Varotto Francesca.
Giuseppe Di Vittorio (Cerignola 1892-Lecco 1957), bracciante agricolo come tutti nella sua famiglia, autodidatta, ha dedicato la sua esistenza alla difesa dei diritti dei lavoratori, contribuendo alla nascita del sindacalismo italiano. Sindacalista socialista iscritto al P.S.I. in giovane età, si stacca poi per aderire al P.U., rimanendo legato anche quando condanna la repressione sovietica della rivolta ungherese del 1956. Partecipa alla guerra 1915/18 rimanendo ferito, successivamente nel 1921 viene eletto deputato; con l'avvento del fascismo subisce il carcere, per cui si rifugia nell'U.R.S.S., poi in Spagna ed in Francia dove nel 1941 viene preso ed estradato in Italia per essere confinato a Ventotene. Viene liberato nel 1943 e si mette subito al lavoro nel sindacato firmando nel 1944 il Patto di unità sindacale con Achille Grandi per i democristiani e Emilio Canevari per i socialisti, diventando segretario generale prima della C.G.I.L. unitaria, poi, dopo la scissione, della C.G.I.L. fino alla sua morte, avvenuta a Lecco nel 1957.

 

Vicolo Francesco Petrarca: è la seconda laterale di via Zuccherificio e si innesta presso la ex Caserma dei CC. In precedenza era indicata col nome di "Vialetto", essendo una stradina alberata simile al Viale.

Francesco Petrarca (Arezzo 1304-Arquà 1374) è un grande Poeta figlio di un notaio fiorentino, esule ad Arezzo, trasferitosi poi in Francia ad Avignone, nuova sede del Papato. Qui Francesco studia eccellendo nei testi classici e nella poesia, dimostrando poco interesse per lo studio del Diritto come voleva suo padre, che lo aveva iscritto all'Università di Montpellier. Il Petrarca ha scritto molte opere in latino ed in lingua volgare, fra queste ricordiamo il poema Africa, il De viris illustribus, il De Vita Solitaria, le Epistole, i Trionfi e il Canzoniere. Ha viaggiato molto attraverso l'Italia e l'Europa, conoscendo uomini di Chiesa (Francesco era diacono) letterati e i potenti dell'e- poca che spesso gli affidarono compiti di ambasciatore e per questo veniva pagato. In mezzo a questo continuo vagabondare aveva però due punti di riferimento per sostare e meditare, uno a Valchiusa in Provenza e l' altro sui Colli Euganei. I Da Carrara, Signori di Padova gli avevano assegnato un canonica con ricche prebende nel 1349 e una villetta nel 1370 situata ad Arquà, dove il Poeta si ritirerà negli ultimi suoi anni e dove morirà nel 1374 e sarà sepolto in un'arca posta davan ti alla Chiesa Parrocchiale. In epoca moderna al toponimo Arquà è stato aggiunto il nome Petrarca e con tale nome il paese è conosciuto, nel mondo, da tutti gli studiosi di letteratura italiana.

 

Via Nova: inizia dall'incrocio con via Stazione nel lato sinistro del Bacchiglione e termina al semaforo di via Dante - via Villa del Bosco.
Questa è la prima nuova strada costruita nel dopoguerra, indispensabile per accedere al nuovo ponte carrabile edificato dall' ANAS nel 1949/50, portando a termine così il progetto del Podestà Carlo Mondo approvato e finanziato nel 1939, ma non realizzato a causa dello scoppio della guerra 1940/45.
La realizzazione di queste opere (ponte e strada) ha consentito lo spostamento del traffico dal centro urbano evitando sei curve ad angolo retto e l'usura del ponte comunale.

 

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In questa foto del 1949 possiamo notare in alto a destra due linee bianche: la prima è la scarpata della ferrovia, la seconda è via Nova, la rampa del ponte in costruzione


Via Ippolito Nievo: è una diramazione di via Nova che termina presso la linea ferroviaria; in passato era la continuazione di via Garibaldi che portava al campo di calcio con annessi spogliatoi e tribune, utilizzato fino al 1958. Allora, l' Amministrazione Comunale, avendo ottenuto un cospicuo finanziamento statale per costruire case popolari, per non perdere il contributo per mancanza di aree comunali libere, ne decise la costruzione in quel luogo, spostando il campo di calcio presso il Campo della Fiera in via Macello (diventata poi via Galvan).
La nuova strada, a servizio delle abitazioni costruite, viene intitolata a Ippolito Nievo (Padova 1831 Mar Tirreno 1861) eroe padovano del Risorgimento, seguace di Giuseppe Garibaldi assieme al quale partecipa alla guerra di Indipendenza del 1859 e alla spedizione dei Mille in Sicilia del 1860. Figlio di un magistrato mantovano e di una nobildonna veneta, si laurea in Legge a Bologna, ma non eserciterà mai la professione forense preferendo dedicarsi alla letteratura e partecipare alle cospirazioni politiche ed alle battaglie per l'unità d' Italia. Imbarcatosi a Palermo sul piroscafo "Ercole" dopo poche ore muore assieme a tutti i passeggeri; un' improvvisa tempesta provoca il naufragio della nave. Nonostante la breve esistenza (muore a 30 anni), ha lasciato una grande quantità di scritti diversi: articoli su giornali, saggi di politica, liriche, drammi, commedie, racconti e romanzi, l'ultimo dei quali dal titolo "Le Confessioni di un Italiano" pubblicato postumo nel 1867 , che gli dà fama letteraria.

 

Via della Rotta: è la quarta laterale di via Mazzini, inizia da casa Pipinato, attraversa via Ungheria e termina in via S.Francesco. Questo nome vuole ricordare la grande alluvione del 1882 provocata dalla rotta del Bacchiglione: l'argine sinistro è il primo a cedere il 17 settembre di quell' anno, provocando la distruzione dell'antico ponte in pietra, delle case poste sul fiume (botteghe, negozi, abitazioni) mentre il giorno successivo, il 18, si apre una grande breccia nell'argine destro nella località denominata della Rotta, provocando altri gravi danni a case e campi. Il Genio Civile decreta l'area un vincolo idraulico di non edificabilità per cui, in epoca moderna si decide la trasformazione a giardino pubblico.

 

Via Giacomo Matteotti: è la terza laterale di via Mazzini, inizia da casa Crescente e si innesta in via Ungheria, costituendo con via della Rotta un collegamento tra i due assi viari. di via Mazzini e di via Ungheria.
Giacomo Matteotti (Fratta Polesine 1885-Roma 1924) nasce da una famiglia agiata, si laurea in legge nel 1907 a Bologna, trascorre i primi anni dopo la laurea viaggiando molto in Italia ed in Europa, per conoscere a fondo i problemi della classe operaia e del mondo contadino, maturando la scelta di dedicarsi alla difesa delle classi subalterne iscrivendosi al Partito Socialista Italiano. Si impegna in vari incarichi pubblici, quali Sindaco dl Villa Malzana; Consigliere ed Assessore di vari Comuni e della Provincia di Rovigo, partecipa alla guerra 15/18 e al ritorno diventa un fiero oppositore del fascismo. Nel 1921 e poi nel 1924 viene eletto deputato per il P.S.I. Denuncia le intimidazioni e le violenze degli squadristi fascisti, i quali, istigati da uomini vicini a Mussolini, il 10 giugno 1924 lo rapiscono mentre sta per recarsi in Parlamento, lo massacrano di percosse e lo scaricano in aperta campagna! dove, dopo circa due mesi sarà trovato.

 

Vicolo del Voto 1676: è la seconda laterale di Via Mazzini, parte dall'angolo presso il Panificio ex Lombello. Con questa denominazione si ricorda il Voto formulato nel 1676 dalla popolazione di Pontelongo assieme ai responsabili del Comune, di fare una processione per il primo giorno di maggio, spostata poi alla prima domenica di maggio, in ringraziamento alla Madonna per la liberazione dalla pestilenza. La Parrocchiale di S. Andrea conserva una grande tela con la scritta Il ex voto", che illustra il Voto.
Da più di trecento anni la processione si svolge ogni anno attraverso le vie del paese, transitando a valle del fiume sopra un ponte di barche, approntato da una Associazione di Volontari "Il Ponte di Barche" fondato nel 1976.

 

Vicolo Doge Marco Foscarini: è la prima laterale di via Mazzini, dove si innesta presso la Gioielleria Giacometti (fino a pochi anni fa Osteria ai Tosi). Si è voluto ricordare il dogeMarco Foscarini ( 1696-1763), personaggio di antica nobiltà veneziana, proprietario a Pontelongo di molti fabbricati e terreni e del pregevole Palazzo diventato nel 1876 sede municipale, recentissimamente restaurato.

 

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Il doge Marco Foscarini

 

Marco Foscarini, figlio di Nicolò e di Eleonora Loredan, dopo gli studi a Bologna, si dedica alla Biblioteca di famiglia, divenuta una delle importanti del tempo, si dedica poi all'attività letteraria ed alla compilazione di una " Storia della Letteratura Veneziana " , rimasta incompiuta, nonostante la collaborazione dello scrittore Gaspare Gozzi, spesso ospitato da Marco nei suoi Palazzi. All'età prescritta entrò in politica, ricoprendo numerosi incarichi quale Savio di Terraferma, Procuratore di San Marco, ambasciatore a Roma e Torino, Savio del Consiglio. Per sostenere l' onere dei vari incarichi consumò ingenti risorse familiari e si cimentò anche con l'industria e il commercio, costruendo a Pontelongo un opificio per la lavorazione dei coralli della Dalmazia, senza ricavarne molta fortuna.
Tuttavia l'obbiettivo della sua carriera politica era il dogado; venne eletto il 30 maggio 1762. L'incarico fu di breve durata, in quanto si ammalò di un male sconosciuto, curato dai medici con salassi e clisteri, unzioni e frizioni che lo condussero alla morte il 31 marzo 1763. Marco Foscarini con la politica non si arricchì, anzi lasciò un grosso debito pari a 250.000 ducati, che gli eredi dovettero pagare.

 

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Il Commendatore Antonio Galvan

 

Via Antonio Galvan: è la strada che dai portoni di piazza del Popolo conduceva fino al canale Parallelo; in passato si chiamava via Macello e vi erano insediati molti sevizi comunali e parrocchiali: l'Asilo Infantile, la Casa di Ricovero, il Campo della Fiera, il Lazzaretto, il macello e il Patronato S.Antonio per i quali aveva contribuito Antonio Galvan. Il commendatore Antonio Galvan (Pontelongo 1843-1930) è nato da genitori benestanti e si è sposato nel 1871 con Virginia Brunazzo, anche lei di famiglia ricca, ma non ebbero figli. Dopo il matrimonio è stato eletto consigliere comunale e successivamente assessore, dal cui incarico si dimetterà nel 1887, per dedicarsi agli affari. Persona onesta e preparata, che conduceva una vita modesta e frugale, era considerato un bravo amministratore, per cui molti possidenti gli affidavano la gestione dei loro beni.
In pochi decenni era riuscito ad accumulare una ricchezza notevole, composta da terreni, fabbricati, titoli e risparmi bancari, tanto da essere soprannomi nato il Perù ", nome dello stato sudamericano, che si credeva fosse pieno di oro. Raggiunta l'età di 60 anni, ha cominciato la collaborazione con la Congregazione di Carità comunale e con la Fabbriceria parrocchiale, iniziando così l'attività filantropica di beneficenza, mediante la distribuzione graduale della ricchezza accumulata fino alla morte avvenuta il 29 aprile 1930 a Pontelongo alla rispettabile età di 87 anni. Infatti, prima ha seguito come Fabbricere la costruzione della nuova chiesa Parrocchiale (1902-1910) curando le entrate e i pagamenti, poi ha eseguito donazioni a favore del Comune e della Parrocchia di Pontelongo, dell'Università Cattolica di Milano e di altri Enti: in particolare beneficiati furono la nostra Casa di Ricovero, l' Asilo Infantile, il Patronato S. Antonio, le Case Popolari, e inoltre, 1'Ospedale Civile di Piove di Sacco, gli Asili di Bovolenta e di Codevigo. Per questi motivi il Comm. Antonio Galvan ha avuto la riconoscenza dei pontelongani, che, per ricordarlo gli hanno intitolato una strada, la Casa di Ricovero e la Scuola Materna e Paritaria.

 

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Anni '80 - Via Ungheria con la brina (sisara) dopo tre giorni di fitta nebbia

 

Via Martiri D 'Ungheria, ovvero via Ungheria: è parallela a via Mazzini e collega via Antonio Galvan con via Villa del Bosco. Nel 1956 l' apertura di questa strada ha favorito la costruzione della nuova scuola elementare "A. Manzoni" e l'urbanizzazione dei terreni a sud del centro abitato. La nuova via è stata intitolata ai Martiri d'Ungheria per rendere omaggio agli ungheresi caduti nell'insurrezione scoppiata nell'ottobre-novembre 1956, contro il regime comunista e contro la repressione attuata dall'esercito sovietico.

 

Via Aldo Moro: è la prima laterale a destra di via Ungheria, che si incrocia poi con via S. Francesco; questa strada è stata costruita a servizio del piano P.E.E.P. realizzato negli anni ottanta-novanta. Con questa denominazione si è ricordato un grande uomo politico della Repubblica Italiana, assassinato dalle Brigate Rosse. Aveva ricoperto molti importanti incarichi di governo e di partito. Aldo Moro {Maglie 1916 -Roma 1978) laureato in giurisprudenza, inizia la carriera accademica presso l'Università di Bari, diventando nel 1953 Professore ordinario di Diritto Penale. Contemporaneamente si impegna , nell'attività politica, diventando un esponente di spicco della Democrazia Cristiana; infatti nel 1946 è eletto all' Assemblea Costituente e nel 1948 deputato al Parlamento, dove sarà rieletto ad ogni tornata elettorale, ricoprendo incarichi di Governo come Sottosegretario, Ministro e Presidente del Consiglio e di partito come Segretario della D.C. Nel 1964 è Presidente del Consiglio del primo Governo di centro-sinistra con la presenza del P.S.I., diventato un partito autonomista ormai sganciato dal P.C.I. Inoltre, Moro, è noto per aver inventato il termine " compromesso storico" per indicare la manovra per il riavvicinamento delle componenti comunista e di sinistra, verso l' area moderata e centrista. Questa politica susciterà forti dissensi non solo nei partiti moderati, ma anche all'interno del P.C.I. che culmineranno nella nascita di vari gruppi eversivi di matrice marxista-leninista, operanti armati e nella clandestinità. II gruppo più noto, perché più numeroso ed efficiente, è quello delle Brigate Rosse; un commando il 16 marzo 1978 rapiva l'on. Aldo Moro massacrando la sua scorta armata. Per la liberazione, che durerà per 52 lunghi giorni, si attivarono vari canali, compreso l'appello del papa Paolo VI, ma inutilmente, perché il9 maggio 1978 verrà ucciso dai suoi sequestratori .


Via Antonio Gramsci: è la seconda laterale destra di via Ungheria, realizzata a servizio del nuovo blocco di case popolari costruite negli anni sessanta Antonio Gramsci (Ales 1891 -Roma 1937) è un personaggio politico della sinistra antifascista, nato in Sardegna, da dove emigra a Torino per iscriversi alla Facoltà di Lettere; qui stringe amicizia con esponenti socialisti e si iscrive, di conseguenza, al P.S.I., e qui inizia la collaborazione come pubblicista su alcuni giornali socialisti, in particolare sull' Avanti. Nel 1921 partecipa al Congresso di Livorno, dove avviene la scissione del P.S.I. e la nascita del Partito Comunista d'Italia, a cui Gramsci aderisce, diventando anche membro del Comitato Centrale. Nel 1924 è eletto deputato, incarico che svolge per poco tempo, perché avviene la presa del potere del Partito Fascista di Mussolini. Ora Gramsci si impegna nella lotta al fascismo e per la difesa delle classi e partecipa a convegni internazionali a Vienna, a Mosca, a Lione, finche nel 1926 viene arrestato, condannato a 20 anni di carcere che espierà in diverse località, lavorando alla stesura della sua opera "Quaderni dal carcere ". Durante la detenzione si ammala gravemente, per cui nell'agosto 1935 viene trasportato in una clinica di Roma, dove il 27 giugno 1937 muore per emorragia cerebrale.

 

Quartiere Popolare: così è stato nominato nel 1925 il rione composto da 20 case popolari costruite 15 con finanziamenti pubblici e le altre 5 con una donazione del comm. A. Galvan. Nel quartiere le due vie di accesso agli alloggi vennero denominati " stradoni " per la in usuale larghezza. Il nome di primo e secondo stradone rimase fino agli anni '50, quando furono denominate rispettivamente via S. Francesco e via Alessandro Manzoni.

 

Via San Francesco: è il primo "stradon' del Quartiere Operaio costruito ne1 1925, parallela a Via Martiri d'Ungheria unisce Via Villa del Bosco con Via Aldo Moro. La via è stata intitolata a San Francesco perché la Chiesa lo aveva scelto come Patrono d'Italia; ora San Francesco d' Assisi è pure Patrono dell'Ecologia, della Pace, dell' Azione Cattolica e dei Poeti.
Francesco d' Assisi (1182-1226) è figlio di Pietro di Bernardone, facoltoso commerciante di tessuti e di una nobildonna francese. Si dice che Francesco sia nato nel 1182, data questa incerta, ottenuta per deduzione in quanto i frati al momento della sua morte gli attribuiscono l'età di 44 anni. Francesco viene avviato in giovane età dal padre alla mercatura, attività da lui poco amata, in quanto preferisce divertirsi con i giovani assisiati e dedicarsi poi alla vita cavalleresca. Dopo una breve malattia nel 1206 Francesco ha la prima crisi mistica ad Assisi dove, nella chiesa di san Damiano si sente chiamare da Gesù Cristo che lo invita a mettersi al suo servizio. Francesco allora rinuncia alle ricchezze del padre, regala ai poveri le poche cose rimastegli e si sposta per tutta l'Italia predicando povertà e amore. Fonda il nuovo ordine religioso dei Frati Minori con un gruppo di discepoli, assieme ai quali predica il ritorno alla povera vita evangelica ed apostolica dei primi cristiani, intesa come umiltà e povertà lietamente accettate e vissute. Anche la sua amica Chiara Offreduzzi si aggrega a lui e fonda l'ordine delle Povere Dame o Clarisse. Papa Onorio III approva il Terzordine Francescano nel 1221 e la Regola Francescana nel 1223; mentre Francesco, già considerato Santo dai suoi seguaci, riceve le stimmate e compone il Cantico delle Creature. Francesco sentendosi vicino alla morte si fa trasportare alla Porziuncola dove spira il 4 ottobre 1126.

 

Via Alessandro Manzoni: è il secondo "stradon" del Quartiere Operaio, parallela a Via San Francesco e laterale di Via Villa del Bosco.
L'opera più nota che gli ha dato grande fama è il romanzo storico "I Promessi Sposi ", la cui vicenda si svolge ai tempi della dominazione spagnola nel 1630, riscritto più volte per correggere errori e affinare la scrittura. Gli anni della maturità, pur funestati da crisi depressive e lutti famigliari, gli danno la soddisfazione di essere rispettato da tutti e considerato una guida intellettuale, morale e politica, tanto da essere nominato nel 1861 senatore del nuovo Regno d'Italia. Muore a Milano il 22 maggio 1873 all'età di 88 anni. Alessandro Manzoni (Milano 1785-1873) grande esponente del Romanticismo italiano, nasce a Milano nel 17851 figlio del nobiluomo Pietro Manzoni e di Giulia Beccaria, donna moderna di idee liberali, irrequieta e intelligente, che frequenta i salotti di Milano e di Parigi. Giulia nei frequenti viaggi a Parigi conduce con se il giovane Alessandro, al quale vengono affiancati dei bravi precettori che lo aiutano a conseguire una buona preparazione classica ed una formazione illuminista e razionalista. Nel 1810 Alessandro ha una profonda crisi interiore, che lo porta dal razionalismo all'ortodossia cattolica influenzato soprattutto dalla moglie Enrichetta Blondel, svizzera Calvinista, sposata due anni prima. Rientrato in Italia Alessandro conduce una vita di lavoro un po' chiusa, spostandosi raramente da Milano e realizza la maggior parte delle opere nel breve periodo di tempo dal 1812 al 1827 .Le opere più importanti sono "Gli Inni Sacri", le tragedie "Adelchi" e "II Conte di Carmagnola" e il romanzo "l Promessl Sposi " ; a queste opere vanno aggiunti numerosi scritti di argomenti filosofico o storico.

 

Via Don Luigi Sturzo: è una breve laterale verso sud di Via San Francesco.
Don Luigi Sturzo (1871-1959) nasce a Caltagirone (Catania) dove studia in seminario e viene ordinato sacerdote ne1 1894. Trasferitosi a Roma consegue il diploma in Filosofia e la laurea in Teologia. Colpito dalla grande miseria del popolo, inizia l attività politica per organizzare i cattolici italiani ed inserirli nella vita civile dello Stato. Studioso di Scienze Sociali è ostile sia al capitalismo liberale che al socialismo classista, Meridionalista convinto, ha posizioni politiche all'avanguardia, in quanto sostiene la necessità del decentramento amministrativo e delle autonomie regionali. Don Sturzo fa un'esperienza durata 15 anni di amministratore pubblico come pro sindaco di Caltagirone e s'impegna per l'abolizione dei "non-expedit" per la partecipazione dei cattolici alla vita politica italiana. Nel 1919 fonda il Partito Popolare Italiano di cui diventa segretario portandolo a insperati successi elettorali. Con l'avvento del fascismo nel 1924 va in esilio, prima Londra e poi negli Stati Uniti dove prosegue la lotta antifascista con le sue pubblicazioni. Nel 1946 ritorna da New York in Italia, dove si affianca alla Democrazia Cristiana alla quale per combattere il comunismo propone alleanze con il Movimento Sociale Italiano e con i Monarchici, ipotesi sconfessata da De Gasperi e da un parte del mondo cattolico. Il presidente della Repubblica Luigi Enaudi lo nomina senatore a vita. Muore a Roma l'9 Agosto 1959.

 

Vicolo della Pace: è la quarta strada laterale destra di via Villa del Bosco. Con questo nome si è inteso ricordare l'importanza della pace nei rapporti fra gli stati e il ripudio della guerra. I cittadini di Pontelongo, infatti, avevano da pochi anni avuto l'amara esperienza della guerra, subendo un pesante bilancio di morti, feriti, invalidi e di distruzione del patrimonio edilizio e industriale. La pace, vista come valore universale dei popoli, era stata inserita nei Principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, che all'articolo 11 così recita: Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente in condizioni di parità con gli altri stati alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni".

 

Vicolo Santa Maria: è la quinta laterale destra di via Villa del Bosco, contigua agli impianti sportivi. In questo caso si è voluto ricordare il tradizionale culto mariano che ha inizio nel lontano 1676, quando la popolazione di Pontelongo assieme ai maggiorenti comunali fece un Voto alla Madonna di portarla in processione a ringraziamento per la liberazione da una pestilenza. Da allora ogni anno nella prima domenica di maggio si svolge la processione con la statua della Madonna attraverso le vie del paese, passando il fiume tramite un ponte di barche, ricostruito per questo evento.

Vicolo della Libertà : è la terza laterale sinistra di via Villa del Bosco, nel tratto da via Dante Alighieri allo scolo Parallelo, costruita a servizio delle case popolari destinate alle famiglie danneggiate dai bombardamenti. Come per il vicolo della Pace, si è inteso ribadire il valore fondamentale della libertà a cui ha diritto ogni cittadino. Infatti la dittatura fascista, durata 23 anni, aveva soppresso la gran parte delle libertà personali, che poi sono state inserite e garantite nella nuova Costituzione Italiana promulgata il27 dicembre 1947.

 

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Via dei Pescatori vista dal ponte della Paltana

 

Vicolo dei Pescatori: è un tratto di strada sulla destra di via Villa del Bosco ai confini con il territorio del comune di Correzzola, dopo il ponte della Paltana. La strada è dedicata ai pescatori dilettanti di Pontelongo, negli anni Cinquanta molto numerosi, i quali, con la loro abilità di pesca sportiva e di organizzazione di gare di pesca, costituivano un valido presidio a tutela della salubrità delle acque di bonifica. Per svolgere queste attività, nel 1952 si è costituita una associazione denominata "Società del Gobo", il cui primo Presidente è stato il dottor Paoluccio Paolucci. Il nome di "gobo" è stato impropriamente attribuito al pesce persico, specie ittica largamente presente nei canali di Bonifica.

 

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1979 Gara di pesca sulla Paltana organizzata dalla "Società del Gobo"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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