"Pontelongo: un luogo buono per vivere"

presentazione del Sindaco R. Franco al libro di storia locale
(Febbraio 2004)


Un libro memoria. Un libro colorato.

Sono le due immagini che possono descrivere questo bel libro.

Troppo spesso le istituzioni ma anche l'opinione pubblica, i cittadini, dimenticano le cose successe: la vita e i protagonisti di un passato remoto ma anche prossimo, i fatti e le vicende di una volta come quelle più recenti. Io sono convinto che il passato ha sempre da insegnarci qualche lezione, oltre che illuminare le nostre scelte e azioni concrete. La fatica di Emidio Pichelan e degli amici dell'archivio storico porta all'oggi ciò che abbiamo vissuto ieri: una memoria, quindi, attraverso la quale poter leggere la realtà complessa in cui viviamo. Un libro colorato da tante fotografie di persone e momenti della vita di un secolo appena passato e già così lontano. Tante immagini di come eravamo e siamo cambiati. Un libro di memoria e fotografie per salvaguardare e valorizzare le nostre radici, la nostra identità.

" E' bene mantenere le proprie radici. Guai agli sradicati. Le radici si hanno solo nel paese d'origine, nella terra non nel cemento." E' il testamento lasciatoci da Norberto Bobbio, uno dei più grandi maestri di pensiero del ventesimo secolo. "Avere un paese vuol dire non essere soli", aveva scritto molti anni prima un altro piemontese, Cesare Pavese, lo scrittore delle colline, della luna e dei falò. La nostra identità si fonda nella storia e sulle tradizioni di Pontelongo e costituisce una parte della ricca storia della saccisica, di Padova e più in là del Veneto e dell'Italia.

Diversi possono essere i modi per tutelare e valorizzare la storia e l'identità di una comunità.
I testi di storia locale che finora abbiamo conosciuto raccontano di accadimenti e vite vissute che si susseguono al di la e al di fuori dei contesti provinciali, regionali e nazionali dell'epoca. Sono libri che parlano di casoni, fatiche, miserie, fame, epidemie, quasi con nostalgia, condita da molta retorica, per quel tempo passato.

L'opera che andrete a leggere propone un modo nuovo di scrivere la storia di una comunità locale.
La storia di Pontelongo, così come narrata, è piena di passione civile e partecipazione emotiva, non corre ai margini degli avvenimenti più grandi e generali, non è vissuta al di fuori ma dentro alle vicende sociali e politiche del tempo, ispirata dalle idee e dalla cultura regionale e nazionale. Una storia minore, letta e ricondotta nella più ampia pagina di quella veneta e italiana.

L'autore e gli amici dell'archivio storico hanno un altro merito: la tutela della diversità culturale, proveniente da una storia e da una tradizione vissute in modo originale dalla nostra comunità.
La loro e' un'opera che si oppone all'economia culturale che oggi tenta di affermare il marketing degli stili di vita, forme di vendita commerciale e di intrattenimento che determinano una pericolosa omogeneizzazione della cultura, caratterizzata da "comuni miti di plastica" adottati in quei paesi che si annegano nella "dimenticanza" delle loro tradizioni e storie secolari.

Questo bel libro contribuisce poi ad irrobustire le nostre radici e ad arricchire la memoria, dopo i lavori di Andrea Nante, Villa Foscarini Erizzo a Pontelongo, Umberto Marinello, Lager dentro, Lisa Bregantin, Caduti nell'oblio. Esso trae origine da un ventennale impegno di ricerca ed archivio di foto e documenti svolto, "in servizio permanente effettivo", da Paolo Benvegnù, Adriano Comunian e Giancarlo Zaggia.

L'autore non nasconde la sua ambizione fin dal titolo: il racconto di cento anni di avvenimenti e personaggi in parole e immagini. Gli va riconosciuto il merito di aver scritto un libro che ti prende e non lo lasci fin che non l'hai finito. E' leggibile, godibile e coinvolgente come un libro d'avventure o un film di una storia intensa.
Mi viene da aggiungere che non si poteva che scrivere un buon libro visto il luogo di cui si occupa, pensando anche all'origine "forestiera" dell'autore.

Le cose che ho imparato, anzitutto! E le cose che verranno a sapere i pontelongani vicini e lontani, residenti, emigrati e immigrati e tra loro gli appassionati di storia locale.
Alla fin fine, la storia non è meno importante, soprattutto non è banale o scontata. Le pagine si rincorrono tra avvenimenti drammatici, l'alluvione del 1882 e i bombardamenti del '44-'45, ed eventi eccezionali, l'insediamento dello zuccherificio agli albori della prima rivoluzione industriale italiana, tra personaggi dal profilo sicuro e famiglie importanti, tra investimenti e ridisegno urbano, aperture di strade e allargamenti del piccolo cimitero ai bordi del paese, la costruzione di quartieri popolari e le nuove scuole, la Chiesa di Sant'Andrea e il piccolo Vaticano. La comunità prende forma un poco alla volta, nella sua architettura, nel disegno urbano, nella sua anima.

E che personaggi! Luigi Ostani, sindaco longevo ed eccezionale che dà un'impronta inconfondibile e duratura nel modo di concepire il ruolo e i compiti della pubblica amministrazione.
Nel corso del suo mandato il comune diventa istituzione e strumento di progresso sociale. Il diritto di voto alle donne, l'alfabetizzazione, la presa di coscienza civile e politica sono i temi che contraddistinguono la sua azione amministrativa. Non è un caso che il suo "carisma" cresca in concomitanza con un più ricco terreno culturale, in presenza della prima formazione di una classe operaia, insieme a una classe media innovativa. Sono gli stessi connotati che ritroviamo nelle prime amministrazioni a guida socialista in diversi comuni del Veneto e dell'Italia del nord.

Alcune importanti e concrete politiche sociali che oggi appaiono consuete sono concepite e in parte avviate e realizzate in quegli anni a Pontelongo e non negli altri comuni del piovese.
Nasce la Casa di Ricovero per i vecchi bisognosi, si sviluppa la scuola comunale con nuove maestre e nuove classi, si realizzano le campagne di vaccinazione e di prevenzione sanitaria contro le malattie dell'epoca. Ciò che oggi è definito stato sociale, allora era assistenza vitale svolta con onestà ed efficienza moderna.
Si può affermare che l'Amministrazione Ostani costituì, assieme ai tanti comuni retti da sindaci riformisti, un modello di buon governo dell'ente locale. Il modello sul quale si fondò l'Associazione Nazionale dei Comuni d'Italia che non a caso vide Pontelongo tra i soci fondatori.
In questo contesto alle elezioni del primo dopoguerra il partito popolare e il partito socialista ricevono il maggior numero di consensi. E sono proprio i popolari locali che si organizzano contemporaneamente a quelli nazionali guidati da don Sturzo. I socialisti saranno nel secondo dopoguerra la maggior forza di opposizione alla democrazia cristiana.
E lo stesso Sindaco Ostani che poi ritroviamo moralmente e politicamente coerente nel respingere in Municipio la prima provocazione fascista.

Altre due figure emergono tra le altre: Galvan Antonio, filantropo generoso, la cui opera sconfina ben oltre i confini comunali, contribuendo alla crescita e affermazione dell'Università Cattolica di Milano; l'indimenticabile don Valentino Caon, prete di una fede totale e indiscutibile ma anche leader culturale e politico, con la passione del mattone, del cinema, del teatro e del bel canto.

E poi lo zuccherificio dei belgi e di Montesi, la Casa del Fascio, il confronto delle idee e delle identità politiche, l'illuminismo amministrativo e la creazione di servizi per i cittadini, le tutele per i più deboli e la centralità dell'associazionismo, l'istituzione della scuola di avviamento industriale e commerciale "G.Marconi".

Grazie all'insediamento dello zuccherificio, Pontelongo pratica in tempi lontanissimi un'embrione di identità europea, molto prima della nascita della CEE e dell'Unione Europea attuale.
Ma si tratta anche di una ulteriore esperienza industriale-urbanistica-sociale che meriterebbe di essere annoverata tra quelle più note di Marzotto, Rossi, Camerini e che hanno fatto parlare di un modello veneto nell'industrializzazione nazionale.
Nella nascita e nello sviluppo dello stabilimento saccarifero di Pontelongo, chiamato dai nostri "el belio" (il Belgio) per le sue origini societarie, ritroviamo molti elementi comuni alle esperienze citate: la cura diretta dell'insediamento delle maestranze produttive, la creazione di un quartiere operaio e impiegatizio "modello", l'organizzazione e la promozione di attività ricreative e sportive. Nella sostanza la preoccupazione per il controllo sociale della classe operaia che si veniva a formare. In queste pagine si scoprono, poi, donne e uomini semplici, responsabili e tolleranti, saggi e creativi, una comunità aperta e dinamica da cui trarre insegnamenti sui concetti di bene e di male, di impegno civico e solidarietà autentica.

Per le cose cui ho fatto cenno e per le tante altre che si trovano nel libro, mi sento di raccomandarne la lettura: a casa e a scuola, ai giovani e meno giovani.

E' scritto bene, uno stile scorrevole nella struttura e nel periodare. Modellato in una forma comprensibile, appetibile ai palati raffinati e meno. Si ritrovano contenuti, sensazioni e immagini. Solleva anche interrogativi e mi auguro che essi provochino l'apertura di appassionate discussioni.

Non è facile scrivere di fatti e personaggi vivi nella memoria della gente. Il recente e compromettente. E' la storia più vicina, soprattutto quella delle idee e identità che insegna, che spiega, che motiva e aiuta a correggere. Quanto meno insegna a non ripetere gli errori.

Un auspicio finale: la storia non finisce qui. Ci sono altre pagine da scrivere e da svelare. E penso in particolare a quella del "belio". Mi auguro che questo libro sia letto e discusso da tanti pontelongani e "forestieri", stimolando la curiosità a scoprire nuove microstorie delle nostre comunità locali.

Roberto Franco
Sindaco di Pontelongo
Febbraio 2004



1 Maggio 2004
presentazione del libro

(Foto: A.Fornaro)

interventi del Sindaco R. Franco e ex-Sindaco A.Comunian, co-autore del libro


l'autore Emidio Pichelan


..il numeroso pubblico...

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