E' morto Luigi Bozzato
(Settembre 2008)


(uno dei suoi ultimi incontri con le scuole)


Intervento del Sindaco Ossari al funerale di LUIGI BOZZATO, 8 Sett. 2008

(Le foto del funerale sono di Franco Beato)


Non è facile in una circostanza come questa trovare le parole appropriate per salutare una persona come Luigi Bozzato.
Un testimone vero delle atrocità della guerra ed in particolare degli orrori perpetrati nei lager nazisti del secolo scorso. Con lui se ne va un pezzo di storia locale e nazionale e soprattutto una persona coraggiosa che ha speso una parte importante della propria vita per far conoscere al mondo quanto accaduto in quei terribili luoghi di dolore, partendo dalla sua tremenda esperienza.


Luigi non era una persona qualsiasi. La sua storia, le violenze viste e subite avevano lasciato nella sua mente immagini indelebili che gli hanno cambiato il resto della sua vita. La difficoltà con cui è ritornato alla vita cosiddetta normale, dopo il rimpatrio dai campi di concentramento, lo hanno portato per molti anni a vivere nel silenzio dei ricordi, soffocati dal dolore e dal pianto che teneva per sè. Ne potrebbe essere una buona testimone la moglie che per tanti anni lo ha aiutato e consolato nei profondi incubi che Luigi viveva nelle sue lunghe notti. Solo negli ultimi 15 anni, grazie alla sollecitazione e al sostegno di alcune persone, Luigi è riuscito a rompere quel guscio che aveva costruito intorno a sé, tipico di chi, come lui, ha vissuto esperienze di quel tipo.

Luigi era una persona semplice, ma dotato di una grande sensibilità diventata ancora più forte dopo quanto vissuto nei campi di sterminio. Da quando ha rotto quel guscio, operazione estremamente difficile e laboriosa, ha deciso di spendere il resto della sua vita per far conoscere a quante più persone la sua storia con un unico scopo: dare il proprio contributo affinché queste cose non accadano mai più.






Questo era ed è rimasto fino all'ultimo un suo chiodo fisso. Ecco spiegato il suo forte impegno per le giovani generazioni sviluppatosi prevalentemente nelle scuole di tutto il Veneto. In questi anni ha incontrato migliaia di ragazzi, giovani, studiosi, amministratori pubblici, associazioni. Ha accompagnato centinaia e centinaia di persone nei campi di Mauthausen e Dachau dove lui è stato rinchiuso, per mostrare quello che nessun essere umano può spiegare. A volte si arrabbiava pure per non riuscire a dare risposta completa a tutte le richieste di partecipazione che gli venivano avanzate da più parti.

Per questo suo forte impegno verso le future generazioni, due anni fa i sindaci della Saccisica gli hanno conferito il premio di Piovese dell'Anno, un premio riconosciuto a pochi e Luigi ne era sicuramente degno e del quale andava orgoglioso. Sono anche convinto che questa sua quasi ossessiva necessità di testimoniare gli orrori della guerra lo abbia tenuto in vita fin qui. La volontà, a volte supera anche le stesse leggi della natura. Gli acciacchi dell'età, uniti alle pesanti conseguenze dovute alla lunga prigionia, rendevano quasi inspiegabili le energie di cui Luigi è stato portatore fino a qualche giorno fa. Lo dicevano i suoi medici, ma anche lui stesso quando scherzosamente sosteneva che non poteva morire perché aveva ancora molto da fare.

Luigi ci lascia due cose: Un monumento dedicato alle vittime dei deportati e internati nei campi di concentramento, opera che lui ha fortemente voluto e che l'Amministrazione Comunale avrà il compito di conservare e valorizzare a sua memoria. Ma Luigi ci lascia anche una seconda cosa: un testamento morale che riecheggiava in quelle parole che era solito pronunciare: PERDONARE, MA RICORDARE PER NON DIMENTICARE.

L'istituzione, alcuni anni fa, della giornata della memoria fissata nel 27 gennaio, ci aiuta in questo compito, ma non basta. Il ricordo dei morti nei campi di sterminio non è sufficiente per realizzare un mondo migliore. Luigi l'aveva capito e per questo insisteva sul perdonare e sul non odiare. Lui ne avrebbe avute di ragioni per nutrire un sentimento diverso. Eppure dalla bocca di Luigi non è mai uscita una parola di odio contro coloro che lo avevano perseguitato. Aveva capito che l'unico modo per porre fine alle tante violenze ed ingiustizie era costruire un nuovo mondo fatto di pace e tolleranza. Un mondo che tutti noi, che abbiamo responsabilità di governo a diversi livelli, abbiamo il compito di realizzare, partendo proprio dal messaggio di una persona come Luigi: semplice, ma che aveva sperimentato sulla propria pelle le conseguenze di scelte sbagliate e portatrici solo di violenza e morte.






Ringrazio tutti coloro che oggi, con la loro presenza, hanno voluto rendere omaggio a Luigi, alla sua storia, ma soprattutto al suo messaggio. In particolare ringrazio i Sindaci presenti, le associazioni combattentistiche, i dirigenti scolastici, gli insegnati, i medici che lo hanno seguito, i familiari, le tante e tante persone che in questi anni lo hanno sostenuto, incoraggiato, aiutato nel suo grande compito.

Ciao Luigi, ci abbandoni da questa vita terrena, ma lasci un messaggio e un ricordo che accompagneranno la vita delle persone che ti hanno conosciuto ed amato e che avranno il compito di continuare quel cammino che tu, con tanta passione e impegno, hai tracciato in questi anni.

Federico Ossari
Sindaco di Pontelongo



La vicenda di Luigi Bozzato è narrata nel libro di Umberto Marinello