![]() ![]() Domenica 19 Ottobre 2008, villa Foscarini Erizzo,
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Appare strano come l'alternanza delle stagioni e degli anni possa, anche senza volerlo, alterare colori e ricordi anche tra i più densi di passioni e dolori. Appare strano, è vero, ma non è in fondo ogni nostro giorno una piccola riscoperta di un ricordo perduto. All'indomani della fine della prima guerra mondiale, che costò all'Italia circa 650.000 morti, migliaia e migliaia di feriti, di mutilati, di ammalati, di popolazioni di interi paesi sradicate dalle loro case, di comuni distrutti, di raccolti perduti; all'indomani di questa, che per molti sembrò una tragedia e per molti altri una resurrezione, tutti sembravano comunque d'accordo a non dimenticare quanto successo, solo pochi avrebbero voluto cancellare i ricordi. In questo clima, in cui l'impellenza del ricordo era così forte da non lasciar passare giorno in cui non comparisse sui giornali un'iniziativa volta a rimembrare i caduti e i soldati vittoriosi, tanti concentrarono le loro forze per dare una forma durevole e generalizzata a queste aspirazioni. Il piccolo comune di Pontelongo non lesinò mai il suo impegno in tal senso. Già dal 1919, nonostante le difficoltà economiche del dopoguerra, si impegnò nella costruzione di un monumento per i suoi caduti, per i suoi figli mai più ritornati. Il risultato tangibile di tale impegno e volontà è il nostro monumento che vediamo a tutt'oggi svettare bianco e perenne nella piazza antistante il cinema Italia. Inaugurato nel novembre del 1922, continua a ricordare, anche ai più distratti, la storia di un sacrificio non solo di tanti pontelongani caduti, ma anche delle loro famiglie; assommando negli anni lutti su lutti, di chi tornò ferito nel corpo o nel cuore, fino ad arrivare ad accogliere sulle sue facciate i caduti di nuove guerre. Ora a novant'anni dal termine del primo conflitto mondiale si può dire che riposino in esso non solo chi partì da Pontelongo per servire la patria italiana e non tornò, ma anche chi, tornato, trovò anni dopo il riposo. Tuttavia anche se questo resta il segno più tangibile dell'impegno delle varie amministrazioni comunali che si sono succedute dopo la guerra, non è l'unico affrontato dal municipio. Infatti, a partire dagli anni venti il comune si impegnò costantemente nel sostegno e nella promozione di iniziative a sostegno del ricordo della guerra appena conclusasi. Ne forniamo qui un breve, ma significativo, elenco: nel 1917 il Consiglio Comunale delibera per un contributo di Lire 100 da versare per cinque anni al Patronato provinciale di Padova per gli orfani dei concittadini morti in guerra, sostegno che va ad aumentare nel 19194; nel 1922 si stanziano. Lire 50 a favore dell'associazione "Terre Sacre", che si occupava delle prime sistemazioni dei cimiteri di guerra, da versarsi fino al 19315; nel 1925 vengono stanziate Lire 200 per la costruzione del primo sacrario sul Monte Grappa; il 25 luglio 1925 vengono stanziate, invece, Lire 300 per contribuire alla costruzione del monumento ai caduti di Terranova; nell' anno successivo, il 24 giugno non solo si stanziano Lire 500 per sostenere la creazione del Parco della Rimembranza, ma si concede l'uso del terreno ove sorgerà il Parco. Una lunga sequenza che deve interpretarsi come una scelta identitaria di non poco rilievo per un piccolo comune dalle risorse finanziarie limitate. Il ricordo, lo commemorazione, il sostegno verso queste iniziative è un modo per riconoscersi in una comunità nazionale in costruzione, nella quale lo legittimazione è inscindibilmente legata al sacrificio. Un messaggio forte per una terra depressa di contadini dove proprio in quegli anni, anche grazie alla presenza dello stabilimento dello Zuccherificio, si tenta lo via dell'emancipazione sociale ed economica dell'intera comunità. Oltre alla necessità di dare un senso e una legittimazione al lutto e al dolore di tante famiglie del paese, la commemorazione della guerra e dei suoi caduti è per Pontelongo un modo e un momento per inserirsi in un discorso nazionale di ampio respiro. Molte delle iniziative a cui aderisce il comune hanno, infatti, carattere e risonanza nazionale, il sostenerle oltre ad assolvere ad un obbligo morale, incentiva una politica di riconoscimento nazionale e di sprovincializzazione di quest'area del Veneto, all'epoca molto lontana dal benessere dell'odierno nord-est. Tra le varie iniziative più sopra elencate, degna di nota e di significato è senz'altro quella volta a sostenere lo realizzazione del Parco della Rimembranza. L'idea di costruire dei parchi dove ogni albero stesse a ricordare un caduto segue mitologie e significati lontani legati alla natura e alla sua capacità di rigenerarsi. Dario Lupi, sottosegretario di Stato per lo Pubblica Istruzione, nel 1923 traduce in pratica l'idea che il ricordare, oltre che nella pietra dei monumenti, potesse essere praticato attraverso lo natura; associando, infatti, una pianta come simbolo di vita, ad ogni soldato caduto, gli si sarebbe garantito una sorta di rinascita all'interno della comunità che aveva lasciato. Da questo concetto prende il via un'iniziativa che avrebbe portato in moltissimi paesi e città italiani, parchi e viali dedicati ai caduti, detti non a caso della "Rimembranza". Il fine di questa iniziativa non si limitava ad un ricordo generico e generalizzato dei soldati morti, ma pur avendo come destinatario l'intera comunità di un paese o di una città, tendeva a rinsaldare il legame tra le generazioni attraverso l'affidamento della gestione di queste particolari piante agli alunni delle scuole primarie. Ad essi competeva lo sistemazione e il mantenimento di questi monumenti fatti di natura, e da essi dipendeva il perpetrarsi del ricordo dei soldati, della guerra, del compimento dell'unità nazionale, della vittoria. Diversamente dai monumenti, diretti catalizzatori del lutto cittadino, i Parchi della Rimembranza avevano soprattutto un valore propedeutico all'educazione morale e identitaria delle generazioni che avrebbero interpretato il futuro della nazione. Storia e memoria si presentavano come elementi essenziali per l'educazione del futuro cittadino, che avrebbe dovuto trarre dagli esempi dei suoi concittadini il senso del servizio e della dedizione alla propria patria . Tra il '23 e lo fine degli anni venti, vennero piantati molti alberi, su ogni uno dei quali vi era il nome di un soldato; anche Pontelongo decise che doveva avere il proprio Parco. A tal fine si costituì un Comitato che si impegnò per lo realizzazione del progetto, sostenuto dal comune il Parco sorgerà tra il 1927 e il 1928 sullo spiazzo verde che sorge davanti al cimitero comunale in via Candiana. Vennero piantate 52 siepi di bosso ad ogni una delle quali vi era posta una targhetta con il nome del caduto. Circondato da una rete, ora scomparsa, vi si poteva accedere attraverso i due cancelli in ferro ai lati del viale d'entrata al cimitero. Non si è riusciti a sapere da chi fosse composto il Comitato e come i vari alunni delle scuole comunali provvedessero al mantenimento del Parco, certo è che dopo lo seconda guerra mondiale, questi simboli di un passato che spesso non si vedeva più se non nelle sue forme esteriori, andarono progressivamente perdendo il senso per il quale erano stati creati, fino a fondersi e perdersi nell'ambiente circostante come semplice elemento decorativo. Benché varie persone di Pontelongo ricordassero l'esistenza del Parco davanti al cimitero, il suo significato andò affievolendosi nel tempo, chi avrebbe saputo dire oggi cosa fossero in realtà quelle grandi siepi di bosso che decorano l'entrata al cimitero? ![]() 4 Novembre 1932 A ricordare il parco resta una bella foto del giorno dell'inaugurazione: un grande palco all'entrata del cimitero, autorità, e moltissima gente. Da una delibera comunale si apprende, invece, che nel 1932 il giorno del 4 novembre si portò al Parco una corona d'alloro, poi più nulla. Si può presumere che in occasione delle cerimonie patriottiche si andasse al Parco a portare corone e fiori in omaggio ai caduti, quando questa tradizione si sia persa non si è in grado di dirlo con precisione. Questa dissolvenza della memoria non è però solo un fenomeno di Pontelongo. Parchi e Viali della Rimembranza, nelle stagioni del cambiamento dopo lo seconda guerra mondiale, quando le targhette con i nomi dei soldati iniziarono a trascolorare fino a perdersi del tutto e i ragazzi delle scuole, ai quali era deputato il compito di mantenere vivi questi giardini di morti, vivevano lo storia solo dai banchi di scuola, con le loro piante tornarono pian piano ad essere solo parchi e solo piante e non simboli di vita che si rinnova attraverso il sacrificio. La stessa parola "sacrificio" divenne poco opportuna per una societò in costante crescita in cui il passato e i suoi significati diventavano sempre più una pesante zavorra. Se oggi si passeggia per le strade di paesi e cittò, infatti, si fatica ad intravvedere questi giardini della memoria, resistono solo quelli sorti attorno ai monumenti ai caduti, mentre per tutti gli altri è sopravvenuto l'oblio. La tradizione che vuole piante" alberi e giardini come simboli di un ricordo che si trasforma e vive attraverso le stagioni della natura, non ha però cessato di affascinare lo nostra società. Di recente a Roma è stato inaugurato un Parco per i caduti di Nassiria, a Padova il Giardino dei Giusti del mondo, solo per fare alcuni esempi tra i più noti. Un ritorno importante, che però ha il sapore della scoperta, come se lo lunga tradizione legata a questa forma del ricordo non facesse più parte della nostra cultura. Ogni società produce i suoi ricordi, è vero e giusto, ma spesso si dimentica che non può prescindere da ciò che è stata solo qualche giorno addietro. Forse più piccola e meno "moderna" lo scelta di Pontelongo di risignificare il suo antico Parco, ma di certo più vicina alla riscoperta di un'identità e una storia che nonostante l'oblio dilagante si ostinano a non passare. Lisa Bregantin Ottobre 2008 |